Filed under: GIOVANI E LAVORO, MANIFESTI-PROGRAMMI, POVERTA' E ESCLUSIONE | Tag: mercato del lavoro, poverta', welfare
La crescita iniqua del G20
esclude i più poveri

*Oxfam Italia
Oxfam è una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, composta da 14 organizzazioni di Paesi diversi che collaborano con 3.000 partner locali in oltre 99 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia. Oxfam Italia, che ha aderito nel 2010 alla confederazione internazionale Oxfam, nasce dall’esperienza di Ucodep, organizzazione non governativa italiana da oltre 30 anni impegnata con passione e professionalità per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone povere nel mondo e dare loro il potere e l’energia di costruirsi un proprio futuro, di controllare e orientare la propria vita, di esercitare i propri diritti.
Crediamo infatti che la più grande risorsa del nostro pianeta sia l’energia umana. Ed è questa energia che cerchiamo, liberiamo e sosteniamo. Per trasformarla in cibo, salute, acqua, istruzione, diritti concreti e dignità della persona.
Lavoriamo direttamente in 20 paesi del mondo per contribuire a garantire mezzi di vita sostenibili, il diritto all’acqua, la salute e l’istruzione, il rispetto dei diritti umani nelle crisi umanitarie, il diritto alla partecipazione, all’ascolto e la solidarietà.
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Al ritorno dai campi
Dal 1990 la disuguaglianza è aumentata in 14 dei 18 paesi del G20, mentre la crescita economica continua a escludere i più poveri: lo rivela un nuovo rapporto di Oxfam, Dimenticati dal G20? pubblicato oggi in occasione dell’incontro dei ministri delle finanze in Messico. (qui il sommario in italiano)
Concentrandosi sugli obiettivi di crescita economica globale, governi e politici dei paesi G20 hanno trascurato totalmente i bisogni dei loro cittadini più disagiati. Con il risultato che la forbice di reddito tra ricchi e poveri si è ulteriormente allargata, e che i costi della crescita economica, come il degrado dell’ambiente, sono sulle spalle dei meno abbienti.
Il movimento che va sotto il nome di Occupy e che ha manifestato in più di 80 paesi in tutto il mondo ha posto al centro della protesta la rabbia per la palese disuguaglianza: l’1% della popolazione mondiale detiene infatti una fetta sproporzionata della torta economica. Gli esperti del Forum Economico Mondiale ritengono la forte disuguaglianza nella distribuzione del reddito una delle più gravi minacce che il mondo dovrà affrontare.
Lo studio di Oxfam dimostra che la disuguaglianza è aumentata in modo più veloce in Russia, Cina, Giappone e Sudafrica nel periodo 1990-2010 e che più di un milione di persone saranno ridotte in povertà in Sudafrica nel prossimo decennio, a meno che non vengano prese misure adeguate. La disuguaglianza è aumentata anche in paesi ricchi come Canada, Regno Unito e Germania.
La Corea del sud è l’unico paese industrializzato che è riuscito a ridurre le disuguaglianze negli ultimi venti anni, mentre tra le economie emergenti, solo Brasile, Argentina e Messico hanno iniziato un percorso che deve essere proseguito.
Il rapporto verrà consegnato al Presidente messicano nel corso del Forum Economico Mondiale di Davos la settimana prossima. Quest’anno il Messico ha la presidenza del G20.
“L’alta marea della crescita economia non tiene necessariamente a galla tutte le barche – spiega Caroline Pearce, coautrice del rapporto: alcune vanno a fondo. Il nostro studio dimostra chiaramente che la crescita economica non beneficia affatto le fasce più povere. Se il G20 vuole affrontare il problema deve adottare politiche di sostegno al reddito dei più poveri e trovare forme di protezione dalle conseguenze del degrado dell’ambiente”.
Il 50% dei poveri del mondo vive nei paesi del G20, che sono quindi cruciali per la lotta contro la povertà. Il rapporto dimostra che ridurre le disuguaglianze è sensato non solo da un punto di vista etico, ma anche economico. Mentre in passato la crescente ineguaglianza era vista come inevitabile conseguenza del progresso economico, Oxfam evidenzia al contrario che è un vero e proprio freno alla crescita.
In Brasile dal 1999 al 2009, quasi 12 milioni di persone sono uscite dalla povertà assoluta (meno di 1,25 dollari al giorno) portando la proporzione di persone che vivono in povertà da circa uno su nove a meno di uno su 25, grazie alla crescita economica e a redditi più omogenei. Ridurre le disuguaglianze a un ritmo simile nel prossimo decennio ridurrebbe la povertà di un ulteriore 80%.
“Il diverso destino dei poveri in Sudafrica e Brasile – due paesi con tassi di crescita simile – mostrano il ruolo cruciale giocato dai governi nel ridurre la povertà e le disuguaglianze”, spiega la Pierce.
Il rapporto elenca cinque politiche chiave, da adottare ai contesti nazionali, che i governi possono adottare per ridurre le disparità: trasferimenti redistributivi; accesso universale alle cure e all’istruzione; tassazione progressiva; rimozione delle barriere a uguali diritti e opportunità per le donne; riforma delle politiche agrarie.
SINTESI IN ITALIANO
Dimenticati-dal-G20-sommario-IT
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Giunto alla quarta edizione, “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.
Il prodotto arricchisce l’ampia e articolata produzione dell’Istat attraverso la proposta di indicatori, aggiornati e puntuali, che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alle infrastrutture, alla finanza pubblica, all’ambiente, alle tecnologie e all’innovazione.
Gli indicatori, raccolti in 119 schede e distribuiti su 19 settori di interesse, si possono consultare in modo interattivo per settori e per singole schede, scaricare su un foglio elettronico, approfondire con i link presenti in ogni pagina.
http://noi-italia.istat.it/
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SEGRETERIE CGIL CISL UIL
NAZIONALI
Roma, 17 gennaio 2012
Per il lavoro, per la crescita, per
l’equità sociale e fiscale
DEF_documentoCGIL_CISL_UIL_Seg_unitarie
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Il SEL livornese
nella attuale crisi economica
2011: il consolidamento della
ripresa
o l’attesa di una eventuale ricaduta?
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Annuario statistico italiano 2011
| Diffuso il: 16 dicembre 2011
Da 130 anni l’Annuario statistico italiano, la più importante fra le pubblicazioni a carattere generale dell’Istat, offre un ritratto sintetico e aggiornato del Paese, a testimonianza dell’ampiezza del patrimonio della statistica pubblica. Schede metodologiche sulle singole fonti statistiche, glossario, bibliografia e indice analitico sono gli strumenti offerti per rispondere al meglio alle esigenze informative e di approfondimento degli utilizzatori. I dati pubblicati nei 26 capitoli, generalmente riferiti al 2010 e disaggregati a livello regionale, sono accompagnati da un confronto sintetico con i quattro anni precedenti. Per rendere più facile la consultazione del volume composto da circa 850 pagine, ciascun capitolo è preceduto da commenti a carattere esplicativo che ne agevolano la comprensione anche a un pubblico di “non specialisti”. http://www3.istat.it/dati/catalogo/20111216_00/ annuario istat 2011 cap9lavoro
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UNA STRATEGIA “GLOCALISTA”
PER I SERVIZI LOCALI PER
L’IMPIEGO
E PER CONTRIBUIRE
ALL’EQUITÀ SOCIALE
di paolo borghi livorno 25/01/2011
Il punto da cui si puo’ partire, e per certi versi si deve partire, per cercare di contrastare la costante destrutturazione di un sistema di governo e intervento politico – sociale sul mercato dei lavori, è quello di salvaguardare le “funzioni pubbliche” locali – regionali – nazionali sul mercato dei lavori e nel settore delle politiche attive del lavoro.
Sono politiche centrate sulle politiche di scenario e di contesto e sui servizi per l’impiego locali e sono politiche su cui conviene puntare a vario titolo e funzione in ragione della necessità e di un ruolo di riequilibrio degli stessi mercati e di garanzia di inclusività sugli stessi dei soggetti piu’ deboli.
Dobbiamo misurarci in questo salvataggio (vista l’aria che tira di salvataggio vero e proprio dobbiamo parlare!) delle politiche di governo e intervento politico-sociale sul mercato dei lavori con la necessità di fare i conti con le dinamiche naturali del mercato del lavoro, cioè con quelle dinamiche che specialmente in tempi di crisi sono piu’ selettive e avverse proprio all’inserimento occupazionale dei piu’ deboli e che si sommano ad un contesto di mercato sempre piu’ aperto (ai migranti, ai pendolari, alla mobilità sociale, alla competizione tra gruppi e individui).
(continua)
UNA STRATEGIAGLOCALISTAPER I SERVIZIPERL’IMPIEGO
altri contributi sulla riforma dei centri impiego nella categoria “IL COLLOCAMENTO POSSIBILE” in questo blog.
http://borghinolivorno.wordpress.com/category/il-collocamento-possibile/
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Firmato il “Piano comunale di Sviluppo Economico 2011-2014”
il documento, che è stato sottoscritto dal Comune e da 15 tra associazioni datoriali, di categoria e sindacali, delinea obiettivi di breve e lungo periodo per lo sviluppo della città
Livorno, 3 maggio 2011. Primo risultato del tavolo di Sviluppo Livorno: è stato sottoscritto oggi a Palazzo comunale il “Piano comunale di Sviluppo Economico 2011-2014”, un documento che, partendo da un’analisi dell’economia livornese, delinea obiettivi di breve e lungo periodo. Quattro gli assi per lo sviluppo: semplificazione amministrativa, giovani formazione lavoro, reti di imprese e internazionalizzazione, innovazione e trasferimento tecnologico. Quattro linee di azione basate sulle aree strategiche di sviluppo locale già individuate in Economia del Mare, Economia Green, Manifatturiero, ICT-High Tech, quest’ultimo quale file rouge che attraversa e unisce le altre aree.
Il Piano è stato firmato, oltre che dal sindaco Alessandro Cosimi, da rappresentanti di API Livorno, Cgil, Cisl, Uil, CIA Livorno, CNA, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio Livorno, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Impresafutura, Legacooperative, ovvero dai componenti del Tavolo Sviluppo Livorno.
“Il contesto economico mondiale con cui si confronta Livorno – ha dichiarato il Sindaco – è assai complesso e vive una situazione di crisi. I deboli segnali di ripresa che si intravedono ci richiedono innovazione, competenze, produttività e qualità. Per fare ciò è necessario amministrare il presente per costruire il futuro, e con questo Piano lo facciamo attivando tutti gli attori economici e sociali del territorio, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità di ciascuno”.
Come si ricorderà, il Tavolo Sviluppo Livorno – coordinato dall’assessore Darya Majidi – è stato costituito nell’ottobre scorso su indicazione del Sindaco Cosimi, ed è il luogo dove l’Amministrazione insieme alle associazioni datoriali ed alle organizzazioni sindacali si confrontano per condividere le strategie di sviluppo e affrontare i temi inerenti il lavoro. I componenti del tavolo, che hanno contribuito in modo sostanziale alla formulazione del Piano di sviluppo, operano in stretta connessione con il Tavolo Innovazione, attivo dal dicembre 2009 che, anche grazie alla presenza di esperti economici di fama internazionale, formula le direttrici di sviluppo innovativo.
Il Tavolo Sviluppo Livorno ha due obiettivi principali, da un parte costruire le sinergie necessarie per rendere più dinamici i tanti progetti già definiti e che dovranno essere realizzati a breve termine; dall’altra agire per la costruzione della “Livorno che verrà” secondo i quattro assi definiti nel documento.
“I dati riguardanti la disoccupazione giovanile sono la nostra emergenza”, ha sottolineato l’assessore Darya Majidi in occasione della firma del Piano. “Ancora più gravi i dati riguardanti i ragazzi che si sono allontanati sia dallo studio sia dalla ricerca del lavoro. Con questi impegni e con il progetto regionale “Giovani sì”, che mette a disposizione del territorio toscano 334 milioni di euro, speriamo di offrire strumenti e risorse concreti per dare una risposta alla creazione di un lavoro di qualità”.
(da http://www.comune.livorno.it)
Piano Comunale Sviluppo
Economico
2011-2014
COMUNE DI LIVORNO
“Governare il cambiamento”
(2^ edizione definitiva maggio 2011)
PianoComuSvilEconomico_FINALE
Comune di Livorno Governare il Cambiamento” Piano Comunale Sviluppo Economico 2011-2014 (1^ edizione provvisoria 7 dicembre 2010) COMUNELIVORNOGOVERNAREILCAMBIAMENTOO 1.2
vedi anche
Tavolo Innovazione comune di livorno (libro bianco)
http://borghinolivorno.wordpress.com/2010/07/30/tavolo-innovazione-comune-di-livorno-libro-bianco/
LA GREEN ECONOMY A LIVORNO
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/02/08/la-green-economy-a-livorno/
documenti e contributi del pd livornese sulle prospettive della città
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/04/05/rimettere-in-movimento-questa-citta%E2%80%99/
per gli scenari economici e occupazionali dell’area livornese
vedi anche
la ricerca sulla forza lavoro per l’area livornese
e per un quadro d’insieme la ricerca irpet sulla stessa area livornese
http://borghinolivorno.wordpress.com/2010/12/16/rapporto-irpet-2010-sulleconomia-dellarea-livornese/
(da qui si possono linkare anche dati e documenti sugli gli scenari economici e occupazionali della provincia di livorno)
per gli scenari di prospettiva della Toscana si veda:
per gli scenari di riferimento nazionali si veda
Noi Italia.
100 statistiche
per capire il Paese in cui viviamo
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Occupati e disoccupati (medie 2010 Italia, Regioni, Province)
Comunicato stampa
Periodo di riferimento: Media 2010
Diffuso il: 01 aprile 2011
Nella media del 2010 l’occupazione si è ridotta dello 0,7% (-153.000 unità) rispetto all’anno precedente. La flessione è dovuta eslusivamente alla componente maschile (-1,1%, pari a -155.000 unità in confronto al 2009).
Tra il 2009 e il 2010 l’occupazione italiana cala di 336.000 unità, con un tasso di occupazione in discesa dal 56,9% al 56,3%. L’occupazione straniera aumenta di 183.000 unità, ma il tasso di occupazione scende dal 64,5% al 63,1% (dal 77,7% al 76,2% per gli uomini e dal 52,1% al 50,9 % per le donne).
Il tasso di occupazione complessivo si attesta al 56,9% (era pari al 57,5% nel 2009). A livello territoriale, alla riduzione dell’indicatore nel Nord e nel Centro si accompagna la nuova significativa flessione nel Mezzogiorno.
Altri dati della media 2010 sono disponibili all’indirizzo dati.istat.it.
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110401_00/
altri dati in
Rilevazione sulle forze di lavoro (2010)
Periodo di riferimento: Media 2010
Diffuso il: 22 aprile 2011
I dati contenuti nelle tavole sono ottenuti come media dei risultati trimestrali del 2010. La presentazione dei dati è organizzata in capitoli omogenei rispetto alla condizione professionale: ciò significa che ai dati sulla popolazione seguono quelli sulle forze di lavoro, sugli occupati, sulle persone in cerca di occupazione e sulle non forze di lavoro.
I livelli e gli indicatori relativi a ciascuna condizione sono disaggregati secondo le principali caratteristiche sociodemografiche (sesso, età, titolo di studio) e territoriali. Le tavole, inoltre, riportano informazioni sulle caratteristiche dell’occupazione (settore di attività economica, posizione professionale, professione, carattere dell’occupazione, orario di lavoro), della disoccupazione (precedenti esperienze lavorative, durata della disoccupazione) e dell’inattività (tipologia e motivo dell’inattività). Segue un capitolo contenente informazioni relative alla frequenza di attività di istruzione e/o di formazione professionale disaggregate per alcune caratteristiche sociodemografiche.
La serie di tavole si chiude con il capitolo contenente alcune informazioni familiari, che riguardano da un lato i livelli di presenza delle famiglie sul mercato del lavoro secondo la tipologia familiare, dall’altro tavole riferite ai coniugi/conviventi e, infine, i tassi di attività, occupazione e disoccupazione secondo la condizione individuale all’interno del nucleo familiare.
In seguito alla ristrutturazione dell’indagine a partire dal 2004, i dati contenuti in queste tavole non sono confrontabili con quelli di media annua pubblicati antecedentemente al 2004.
si vedano le tavole analitiche per popolazione, occupati, disoccupati, inattivi, indicatori provinciali (nazionali, regionali, provinciali)
http://www.istat.it/dati/dataset/20110422_00/
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Il lavoro dopo la crisi
UNA RIPRESA PRECARIA
di Antonio Misiani
Tra il 2008 e il 2009 l’Italia ha sofferto la peggiore recessione del dopoguerra: il Prodotto interno
lordo è crollato (-6,5%) e la crisi, in un lasso di tempo relativamente breve, si è trasmessa al
mercato del lavoro provocando una netta riduzione dell’occupazione e un forte aumento delle
persone in cerca di occupazione.
Nel secondo semestre 2009 è iniziata una lenta ripresa, che nel 2010 ha portato ad un aumento del
PIL pari a +1,3%. Il modesto recupero dell’economia non ha finora prodotto effetti positivi sul
mondo del lavoro: secondo i dati ISTAT nel 2010 è proseguita la contrazione degli occupati, la
disoccupazione è ulteriormente aumentata sfondando il livello dei 2 milioni di unità mentre lo
scoraggiamento delle persone in età di lavoro e l’utilizzo della cassa integrazione guadagni hanno
toccato livelli molto elevati, portando l’insieme di disoccupati, scoraggiati e lavoratori in CIG
(disoccupazione “allargata”) oltre i 3,9 milioni con un tasso del 15%, in forte crescita rispetto al
2007.
La crisi ha colpito con particolare durezza i giovani…(linkare per il testo integrale dell’articolo)
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La situazione economica
della Toscana.
Consuntivo anno 2010.
Previsioni 2011-2012 Copertina – Cover La ripresa dell’economia mondiale del 2010 ha interessato il sistema produttivo toscano, ponendo fine alla più intensa recessione del dopoguerra. La crescita registrata nel 2010 è trainata dal settore manifatturiero, che aveva subito più intensamente gli effetti della crisi del 2008-2009. Ciò costituisce un segnale positivo sulla capacità di reazione del sistema economico, tuttavia tale ripresa appare ancora fragile e non generalizzata, presentandosi in maniera fortemente differenziata fra imprese e settori diversi, che si trovano in fasi cicliche anche molto distanti rispetto alla media generale. La debole crescita del 2010, combinata all’intensità della precedente crisi economica, ha inoltre continuato ad indebolire ulteriormente la capacità di assorbire e domandare lavoro da parte del sistema produttivo toscano, con ripercussioni negative sul mercato del lavoro regionale. Ora: 10,00 Luogo: Sala Convegni Villa la Quiete alle Montalve Via del Boldrone, 2 Firenze
Toscana2010Comunicato stampa
Toscana2010 irpetPaniccia
Toscana2010UnionCamerePerugi
Toscana2010IRPETUNIONCAMERERapporto completo
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BANCA D’ITALIA
n. 10 – L’economia della Toscana
Rapporto annuale, giugno 2011
Sommario
Nel corso del 2010 l’attività economica in regione è tornata a crescere. Dopo il calo cumulato di oltre 5 punti percentuali nel biennio precedente, il PIL della Toscana, secondo le stime preliminari disponibili, sarebbe cresciuto nel 2010 a ritmi contenuti, non superiori a quelli del complesso del paese (1,3 per cento).
Il settore manifatturiero è stato caratterizzato da una ripresa dei livelli di produzione e delle vendite, che ha interessato in prevalenza le imprese più orientate all’export e quelle di maggiori dimensioni. Il recupero soltanto parziale del grado di utilizzo degli impianti e le incerte prospettive della domanda hanno tuttavia comportato un’ulteriore riduzione degli investimenti.
Nel 2010 le esportazioni delle imprese toscane sono cresciute in misura analoga rispetto all’Italia. Nei due principali comparti (sistema della moda e meccanica) le vendite all’estero rimangono ancora di circa un decimo inferiori ai livelli precedenti la crisi. Rispetto alla dinamica del commercio mondiale la contrazione delle esportazioni regionali nel biennio 2008-09 è stata più contenuta ma lo è stato anche il successivo recupero.
La recessione ha stimolato l’attività innovativa di una parte del sistema produttivo, specialmente delle imprese a maggiore apertura verso l’estero. Nel confronto con il dato italiano e, soprattutto, internazionale, la regione rimane ancora caratterizzata da livelli più contenuti di spesa complessiva privata per ricerca e sviluppo in rapporto al prodotto; la componente pubblica è invece allineata ai valori medi dei paesi Ocse e superiore a quella italiana.
La Toscana rimane contraddistinta dalla diffusa presenza di aree distrettuali, specializzate in settori del “made in Italy” e composte in larga misura da aziende di piccole dimensioni. Nell’ultimo decennio i risultati economici delle imprese distrettuali toscane sono stati in media peggiori sia rispetto al dato nazionale dei settori di specializzazione sia rispetto alle imprese toscane non distrettuali. Nello stesso periodo i distretti si sono ridimensionati in termini di occupati, fatturato ed esportazioni; così il peso dell’industria sul prodotto regionale è calato più intensamente che nella media italiana.
Il livello di attività nelle costruzioni è calato nel 2010 per il quarto anno consecutivo. Non sono emersi segnali di ripresa nelle opere pubbliche e nell’edilizia a uso produttivo e residenziale.
Nei servizi, che avevano risentito in misura più contenuta della crisi, si è assistito a un parziale recupero. A fronte di una ulteriore riduzione delle vendite del commercio al dettaglio, riflesso della debolezza della domanda interna, vi è stata una crescita piuttosto sostenuta nei trasporti e nel turismo internazionale. Tuttavia analisi di medio termine mostrano come la posizione competitiva del comparto turistico si sia deteriorata: la Toscana è stata solo parzialmente capace di cogliere la forte crescita mondiale del numero dei viaggiatori, ancor meno di quanto lo sia stato il complesso del paese. Nell’ultimo decennio l’offerta di strutture ricettive si è ampliata, in misura superiore a quanto abbia fatto la domanda, spostandosi verso una qualità più elevata.
Nonostante il recupero dell’attività produttiva, nei primi nove mesi del 2010 gli occupati in regione sono scesi; il calo si è concentrato nell’industria, tra i lavoratori a tempo indeterminato e tra i giovani, i più colpiti dalla crisi economica. Nello scorcio dell’anno la flessione si è arrestata e nei primi mesi del 2011 il ricorso agli ammortizzatori sociali è diminuito. Tra il 2004 e il 2010 la differenza tra i tassi di occupazione degli uomini e delle donne è stata pressoché costante, pari a circa venti punti percentuali, un livello analogo a quello del Centro Nord.
Nel corso del 2010 la dinamica dei finanziamenti è rimasta moderata, dopo un significativo rallentamento del credito per effetto della crisi; i prestiti hanno accelerato lievemente nei primi mesi del 2011. Rispetto al periodo precedente l’insorgere della crisi, le banche hanno prestato una maggiore attenzione alla rischiosità della clientela nello stabilire la quantità del credito concesso, il tasso di interesse e le garanzie richieste. Il premio per il rischio, dopo l’incremento intervenuto all’inizio della crisi, non è in media significativamente variato.
La domanda di prestiti da parte delle imprese è stata prevalentemente finalizzata alla ristrutturazione del debito e, seppure in misura più contenuta, al finanziamento del capitale circolante; quella delle famiglie ha riguardato in larga parte mutui, destinati anche a sostituire finanziamenti preesistenti. L’offerta è risultata meno restrittiva rispetto all’anno precedente. Si è ridotto il differenziale tra la crescita dei prestiti concessi dai primi cinque gruppi bancari nazionali e quella, più sostenuta, degli altri intermediari.
È proseguito il peggioramento della qualità dei crediti bancari. Per le imprese sono saliti il tasso di ingresso in sofferenza e l’incidenza delle altre partite deteriorate; è ancora in corso un diffuso processo di ristrutturazione del debito. Nel caso delle famiglie gli indicatori di qualità del credito sono rimasti invariati, anche per l’effetto degli interventi di sostegno adottati dalle banche e di ristrutturazioni e consolidamenti del debito.
Un ridotto grado di capitalizzazione rende le imprese fragili, in particolare nelle fasi di congiuntura avversa. Negli anni precedenti la crisi le aziende che si sono successivamente trovate in stato di difficoltà finanziaria si differenziavano da quelle rimaste puntuali nei pagamenti per un maggiore leverage; non risultavano invece sistematicamente diverse la dinamica del fatturato e la redditività operativa.
rapporto completo banca d’italia toscana 2010 (cliccare)
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UN ACCORDO CHE SALVA LA
CONTRATTAZIONE!
di paolo borghi – responsabile economia&welfare Unione Comunale PD Livorno
L’accordo sulla rappresentanza sindacale e la contrattazione sottoscritto tra CGIL-CISL-UIL e Confindustria è una decisione “pesante” in un mare agitato e in difficoltà come quello della concertazione e negoziazione sindacale, a partire innanzitutto dalla drammaticità della crisi che sta attraversando il paese e dall’incertezza dello sviluppo e delle tutele che le forze sociali sono chiamate a gestire.
Si è arrivati a questo accordo mentre il governo ha fatto per mesi il tifo per la rottura tra i sindacati; mentre si sono visti fin troppi accordi “prendere o lasciare” senza margini di negoziazione; mentre CISL e UIL hanno praticato la strada di accordi separati in ragione di impostazioni diverse da una CGIL che spesso si è trovata fuori dai tavoli negoziali. (linkare piu’ sotto per il testo integrale)
Un accordo che salva la contrattazione
pubblicato su IL TIRRENO Cronaca di Livorno il 3/07/201
una replica di vittorio vittori, responsabile lavoro sel livorno
vittorireplicaaccordo28o6intborghi
il commento di federico mirabelli (PD territoriale Livorno) all’accordo
testo dell’accordo e commenti
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Il nuovo Piano
Regolatore del
Porto di Livorno
Il disegno del nuovo ambito portuale, la riorganizzazione delle
funzioni per migliorare l’efficienza e la produttività del porto e le
previsioni di un suo ampliamento a mare con la realizzazione della Piattaforma Europa
(proposta al Comitato Portuale del luglio 2011)
gli indirizzi del consiglio comunale per il prg del porto
indirizzo consiglio comunale prg porto livorno
la posizione dell’ass. spedimar di livorno (punti di forza e di debolezza del porto di livorno)
l’appello di un gruppo di imprenditori e operatori portuali (appello “Milani”)
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/09/15/appello-per-ilporto-di-livorno/
Strumento vigente Piano Operativo Triennale Portuale (2010)
http://www.porto.livorno.it/POT/POT2010-2012.pdf
il masterplain provinciale della logistica
http://www.provincia.livorno.it/download/Masterplan%20bassa.pdf
progetto di piano regionale per la logistica e la mobilità
http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/1206955406801_Progetto.pdf
L’OdG della Giunta Comunale sul Porto/Piano Regolatore Portuale
DOCUMENTOPORTOGiuntaComLIVORNO25102011
Il futuro del Porto di Livorno (documento del PD Unione Comunale Livorno)
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La Direzione dell’Unione Comunale di Livorno, riunitasi mercoledì 23 novembre ha elaborato un documento sulle prospettive del Porto di Livorno.
Sono tre i pilastri fondamentali, si legge nel documento, sui quali aprire una discussione: la situazione della comunità portuale, la riorganizzazione per aree funzionali e le infrastrutture.
Il PD ritiene necessario un rapporto positivo che veda coinvolto il territorio e tutti i soggetti istituzionali economici, sindacali e politici. E’ fondamentale che – si legge nella nota – il Porto di Livorno diventi un nodo strategico per il sistema toscana attraverso un rapporto sinergico con i territori circostanti sotto la regia della Regione.
ilfuturodelportopdlivorno25112011
Commenti e altri materiali sul Porto di Livorno in questo blog
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/08/10/livorno-un-porto-regionale/
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LIVORNO, UN PORTO REGIONALE?
nota di paolo borghi – Unione Comunale Pd Livorno Economia& Welfare
Poco da scherzare. Il porto di Livorno rischia di regredire a porto “Regionale” e per traffici “minori”, con la perdita della caratteristica internazionale che lo ha caratterizzato negli ultimi trenta anni.
Le cose che non vanno sono molte e si stanno velocemente sommando, con risultati diretti sullo stesso traffico portuale (Containers, Auto, spostamento di traffici, per altri versi Crociere). Le iniziative in corso (Frutta, Energia) non riusciranno a contenere l’emorragia di lavoro attuale. Non è ancora definito compiutamente l’assetto della area sud del porto (diporto, riparazioni, yacht).
Alla scarsità dei fondali (anche dopo gli escavi ancora da fare), alle aperture, orari, spazi di evoluzione del porto insufficienti, ai servizi tecnici costosi, alle carenze infrastrutturali interne ed esterne a partire dalla rete ferroviaria, alle banchine sotto utilizzate e contemporaneamente alla difficoltà a rendere disponibili nuovi spazi (il caso crociere è eclatante), a tutto questo occorre aggiungere la distanza rispetto ai poli intermodali internazionali e nazionali; le difficoltà della Toscana a focalizzare il proprio importo-export sulla portualità della regione; la competizione tra porti nel bacino del mediterraneo e tra i porti dell’alto tirreno; l’assenza di grandi logisti in grado di superare le difficoltà degli operatori a banchina spesso stritolati da una competizione al ribasso (alcuni logistici ci hanno tra l’altro abbandonati!).(segue)
il testo completo
PD pborghi UN PORTO REGIONALE
sul nuovo Piano Regolatore del Porto di Livorno e sempre sul porto di livorno si veda anche
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/07/17/il-nuovo-piano-regolatore-del-porto-di-livorno/
e i diversi link di rimando presenti
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LA DIREZIONE DELL”UNIONE COMUNALE DI LIVORNO SULLA SITUAZIONE AL COMUNE DI LIVORNO
La grave crisi finanziario- economica ha prodotto una catena interminabile di problemi che di fatto potrebbero stravolgere tutti i sistemi amministrativi ed organizzativi fino ad ora sperimentati nelle società civili.
In Italia, l’incapacità governativa di una maggioranza superficiale ed arrogante preoccupata solo di tutelare i privilegi di pochi, ha portato il Paese verso una situazione di instabilità e di emergenza tale da precludere qualsiasi possibilità di sviluppo. Le amministrazioni locali, quindi anche la nostra , hanno subito e continueranno a subire, tagli e riduzioni che ostacolano la realizzazione dei punti programmatici e rallentano le potenzialità di incremento.
Come Partito Democratico è nostra intenzione gestire il momento con quelle responsabilità e quel senso delle Istituzioni aprendo, in tempi ristretti, un dialogo costruttivo con il gruppo consiliare ed il Sindaco per individuare quelle che noi riteniamo essere le priorità per il governo della città. Da queste vogliamo ripartire per garantire la crescita di tutte quelle potenzialità strutturali, occupazionali e di sviluppo che sono proprie del nostro territorio e che possono valorizzare la città nel suo insieme inserendola in un contesto più ampio che vada al di là dei suoi confini geografici e politici.
Occorre operare in logiche di area vasta e ricercando intese e accordi funzionali con altre realtà, a partire dal complesso dell’area metropolitana Pisana e dal comune di Collesalvetti.
L’intera manovra urbanistica, varianti e Piano strutturale (è lo strumento di transizione che servirà a chiudere la legislatura), dovrà essere improntata proprio a queste priorità, a partire dalla urgente necessità di migliorare le condizioni di insediamento di nuovi investimenti e nuove attività sul nostro territorio. In ambito portuale in particolare occorre giungere a rapida definizione di strategie organizzative e di layout atte a favorire la crescita di nuove e rafforzate filiere logistiche, attivando ogni strumento a disposizione per migliorare da subito le condizioni di accesso e utilizzo degli stessi spazi portuali (oggi gravemente condizionati dal deterioramento dei fondali) e per migliorare gli accessi e le reti ferroviarie ad esso funzionali (a partire dal collegamento con l’alta capacità). Un contributo essenziale al rilancio dell’intera area potrà essere conseguito razionalizzando e ottimizzando l’intero complesso delle aziende partecipate dall’amministrazione comunale, anche in rapporto a nuovi processi di partecipazione di privati che si rendono necessari a fronte delle crescenti difficoltà finanziarie.
Una particolare attenzione andrà altresì posto nel sostegno ai cittadini in difficoltà (disoccupati, cassaintegrati e iscritti alle liste di mobilità, poveri ed emarginati) e nella garanzia di servizi di base relativi all’istruzione e al diritto allo studio, all’assistenza sociale, alle politiche abitative, alle politiche attive del lavoro, della sanità, al trasporto locale, con particolare riferimento ai cittadini più svantaggiati, riposizionando, ove necessario, priorità, obbiettivi e scelte, in relazione alla disponibilità di risorse sui bilanci 2012 e 2013.
Con metodo e trasparenza degli atti vogliamo dare continuità al nostro operato iniziato mesi fa con la preparazione della Conferenza di Programma. Tale Conferenza rappresenterà un punto di partenza che vedrà coinvolte tutte quelle forze politiche e sociali che avranno in comune l’ obiettivo di individuare le linee guida per la Livorno dei prossimi venti anni.
Come Partito mettiamo a disposizione del Sindaco e della città le nostre migliori energie e competenze per far fronte alla crescente emergenza che è determinata dalla crisi e dalle scelte del governo centrale verso le autorità locali, e siamo impegnati nella tenuta delle coalizioni di governo locale e nel dialogo con tutte le componenti politiche impegnate contro l’attuale coalizione governativa, a partire dalla elaborazione degli impegni e dei bilanci nella seconda fase degli attuali mandati amministrativi.
Direzione dell’Unione Comunale del PD di Livorno 2/09/2011
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SPEDIMAR
Associazione tra le Imprese di
Spedizioni Marittime
Livorno
PUNTI DI FORZA
PUNTI DI DEBOLEZZA
DEL PORTO DI LIVORNO
(PER GENTILE CONCESSIONE DELL’Ass. SPEDIMAR)
PORTO DI LIVORNO v.d.
Il «compito» per le vacanze è un dossier di quaranta pagine
Il Documento, oltre 40 pagine con relative schede, è stato predisposto con la base di uno studio di alcuni mesi e consegnato alla vigilia delle vacanze al presidente dell’Autorità portuale Giuliano Gallanti.
E’ firmato da Roberto Alberti, presidente di Spedimar – l’associazione degli spedizionieri – m a c’è dentro molta anche dell’esperienza del segretario storico della categoria Giorgio Zingoni. E comunque di tutti gli spedizionieri livornesi, in una sintesi di analisi vissute sui propri problemi di lavoro nel porto.
Lo steso titolo è sintetico e nello stesso tempo paradigmatico: «Punti di forza e di debolezza del porto di Livorno». Del documento i parlerà molto alla ripresa di settembre. Ma è interessante anticiparne alcuni contenuti.
Intanto una definizione significativa. Quella di «porto regionale»: che può sembrare riduttiva rispetto all’accezione genericamente rivendicata di «porto internazionale» (per i suoi storici collegamenti con oltre Atlantico, un tempo patrimonio primo di Livorno anche davanti a Genova e a La Spezia) ma trova giustificazione nell’essere «punto nodale della piattaforma logistica costiera toscana». L’area vasta di riferimento è appunto quella costiera ma si sottolinea che siamo a un’ora e meno da Firenze, Prato e Pistoia, aree di produzione e consumi importanti.
Da qui la richiesta di Spedimar: elaborare finalmente una pianificazione strategica che punti allo sviluppo dello scalo in un contesto di «sistema regionale».
Dopo aver ribadito che comunque esiste anche una vocazione internazionale del porto, legata alla posizione geografica e ai precedenti storici (particolare interesse è la possibilità di sviluppare traffici con il Midì francese e il Nord Africa), il documento sottolinea però la necessità di una filiera logistica più organizzata e specialmente di «svincolare la merce prima degli altri porti con la massima efficienza e i minori costi».Entrando nel dettaglio, il documento esamina poi l’inquadramento del porto nella visione logistica globalizzata. I suoi punti di forza sono la specializzazione per tipologia di merci, la collocazione sugli assi dei trasporti, la vicinanza di aeroporto e interporto, l’essere congeniale al sistema dei corridoi multimodali europei – in particolare il 1° e il 5°- «occorre però sposare ed ottimizzare – dice Spedimar – la filosofia delle Autostrade del mare»; il che significa non solo strutture e spazi specifici per gli accosti dei ro/ro, ma anche viabilità veloce, varchi veloci, sistemi di controllo veloci, e possibilmente una rete ferroviartia che entri in porto e funzioni. Sottinteso anche un punto molto dibattuto in questi giorni: quello che la legge contempla per l’autoproduzione dei vettori, e che sta creando scontri con il sindacato (sembra molto ascoltato dalla port Authority) sulle esigenza del terminal privato Sintermar.
UIn punto di forza può essere indubbiamente quello di attirare nuovi armatori con chiarezza di normative sull’utilizzo del proprio personale al posto della «riserva» dei portuali. Specie in questi tempi, dove lo scontro fratricida tra porti vicini si è particolarmente accentuato.
(Fonte – La Nazione)
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e
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Un grido d’allarme per il porto che muore
L’ex capo pilota Milani prende l’iniziativa e prova a scuotere le istituzioni: “Siamo stati abbandonati, bisogna intervenire subito”
da www.iltirreno.it – Livorno
LIVORNO. «Mi duole scriverlo, ma il porto versa in stato di abbandono». Lo dice Fiorenzo Milani, fino all’anno scorso capo dei piloti del porto, uno dei personaggi più conosciuti e stimati fra le banchine. E lo sottoscrivono una ventina di operatori portuali, in una lettera aperta scritta da Milani e indirizzata a ministri e istituzioni. Un «grido d’allarme» per quello che non è stato fatto in questi anni e che dovrà essere fatto per non ritrovarsi, tra qualche anno, senza il porto. Dai dragaggi ai bacini, una sorta di promemoria firmato dalla comunità portuale livornese ad uso del presidente dell’Authority Gallanti. Adesioni eccellenti, da Neri a Fremura, da Barbera ad Asti, da Roma ai rappresentanti dei principali armatori.
Ecco il testo della lettera indirizzata ai ministri Prestigiacomo e Matteoli, al presidente della Regione Rossi, al sindaco Cosimi, al presidente della Provincia Kutufà, al presidente dell’Autorità Portuale Gallanti e a quello della Camera di Commercio Nardi:
Appello PORTO LIVORNO settembre2011
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/08/10/livorno-un-porto-regionale/
e
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/07/17/il-nuovo-piano-regolatore-del-porto-di-livorno/
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PROGETTO DELLE IMPRESE PER L’ITALIA
L’Italia si trova davanti ad un bivio. Può scegliere tra la strada delle riforme e della
crescita in un contesto di stabilità dei conti pubblici o, viceversa, scivolare
ineluttabilmente verso un declino economico e sociale.
Per questo le imprese hanno deciso di lanciare una proposta che indichi a tutti ‐
Governo, Parlamento, forze politiche di maggioranza e opposizione, parti sociali,
tutti gli italiani ‐ pochi punti essenziali di forte discontinuità.
E’ necessaria la maggiore coesione possibile, di tutte le risorse e di tutte le
intelligenze.
Da troppo tempo l’Italia non cresce.
Da troppo tempo le nostre imprese perdono competitività.
Da troppo tempo i giovani italiani vedono ridursi opportunità e speranze.
Da troppo tempo il 95% dei contribuenti dichiara redditi inferiori a 50.000 euro.
Le ragioni di tutto questo sono molteplici e nessuno può ritenersi esente da
responsabilità.
Per l’ingente ammontare del suo debito pubblico, per la sua bassa crescita oramai
quindicennale, per i suoi alti tassi di spesa pubblica e di prelievo fiscale, il nostro
Paese da due mesi ha visto accrescere in maniera intollerabile il premio al rischio
sui titoli di stato. Il deprezzamento dei listini erode il valore degli asset nazionali e
del risparmio delle famiglie.
Oggi il tempo si è fatto brevissimo.
Ciò impone scelte immediate e coraggiose.
Diversamente, ben al di là dei nostri demeriti, il mercato continuerà a penalizzare i
nostri titoli pubblici con inevitabili conseguenze sia sulla tenuta dei conti dello Stato
che sul costo della raccolta delle banche e, di conseguenza, sui tassi applicati ai
finanziamenti alle imprese e alle famiglie.
Non si può assistere inerti a questa spirale. E’ in gioco più della credibilità del
Governo e della politica. Sono a rischio anni e anni di sacrifici. E’ a rischio la
possibilità di garantire ai nostri figli un Paese con diritti, benessere e possibilità pari
a quelli che abbiamo avuto fino ad oggi.
Parte delle cause dell’attuale, difficile, fase economica dipendono da fattori esterni.
Evidenti ritardi e incertezze della governance europea nel suo complesso hanno
contribuito a deteriorare uno scenario economico già particolarmente avverso.
Nello stesso tempo siamo fermamente convinti che tocchi all’Italia fare, sin da
subito, le scelte necessarie per riguadagnare il rispetto e il prestigio che il Paese
merita.
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Occorre quindi produrre un immediato e profondo cambiamento, capace di
generare più equità, maggiore ricchezza e riduzione dello stock del debito.
La buona tenuta dei conti pubblici è il punto di partenza sul quale costruire le prime
e non rinviabili misure per favorire e incentivare la crescita.
Le forze del lavoro e dell’impresa del nostro Paese, il risparmio delle famiglie, come
il successo dell’export italiano sui mercati mondiali anche in questi anni difficili,
rappresentano altrettanti punti di forza su cui costruire.
Siamo chiamati a cambiare passo e ad esprimere uno sforzo comune in grado di far
si che l’Italia continui ad essere uno tra i primi Paesi manifatturieri del mondo e
possa far conto su un forte e dinamico sistema dei servizi. Tutte le imprese sono
pronte a fare la loro parte.
È questa la ricetta vincente in un mondo scosso da un cambio di fase economica
senza precedenti.
Salvare l’Italia non è uno slogan retorico.
Deve essere chiaro. Non intendiamo minimamente sostituirci ai compiti che
spettano al Governo, alla politica, a chi rappresenta la sovranità popolare.
Avvertiamo però l’esigenza di non limitarci alle critiche, ma di indicare
all’attenzione di tutti alcuni punti assolutamente prioritari.
Chiediamo quindi di agire senza indugi.
La discussione sui temi da noi proposti è da tempo ormai matura e non necessita di
ulteriori approfondimenti.
La nostra è una proposta che non vuole guardare indietro. Guardiamo avanti con
un’ottica di “sistema”. Insieme si può rimettere in moto il Paese.
Le imprese lanciano questo progetto ben sapendo di non rappresentare che una
parte della società italiana.
È l’Italia intera che deve trovare la convinzione e l’energia per fare sin da subito le
scelte necessarie.
Per salvare oggi l’Italia e per rilanciare la crescita occorre affrontare cinque
questioni prioritarie:
− Spesa pubblica e riforma delle pensioni
− Riforma fiscale
− Cessioni del patrimonio pubblico
− Liberalizzazioni e semplificazioni
− Infrastrutture ed energia
TESTO INTEGRALE:
Progettoimprenditori
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Occupati e disoccupati
Nel secondo trimestre 2011 il numero degli occupati cresce in termini tendenziali dello 0,4% (+87.000 unità). Il risultato è dovuto esclusivamente allo sviluppo dell’occupazione femminile.
Continua il calo dell’occupazione italiana (-81.000 unità), a fronte della stabilità al 56,6% del tasso di occupazione. L’occupazione straniera aumenta significativamente (+168.000 unità), ma il relativo tasso di occupazione, come nel biennio precedente, è ancora in discesa dal 63,6% del primo trimestre 2010 al 63,5%.
L’industria in senso stretto prosegue il moderato recupero avviatosi nel primo trimestre 2011, registrando un incremento tendenziale dell’1,1% (+50.000 unità), concentrato nelle imprese di mediograndi dimensioni. Il terziario registra un nuovo risultato positivo (+0,9%, pari a 133.000 unità), diffuso soprattutto nelle posizioni lavorative dipendenti.
Dopo il moderato aumento del trimestre precedente, gli occupati a tempo pieno tornano a
diminuire su base annua (-0,2%, pari a -32.000 unità); quelli a tempo parziale continuano ad aumentare (+3,4%, 119.000 unità), ma si tratta, ancora una volta, di part-time involontario.
In confronto al recente passato, la riduzione dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato è più contenuta (-0,1%, pari a -19.000 unità), mentre continua a crescere il numero dei dipendenti a termine (+6,8%, pari a 149.000 unità), in gran parte nell’industria in senso stretto.
Come già nel primo trimestre, il numero dei disoccupati registra una riduzione su base
tendenziale (-7%, pari a -146.000 unità). La discesa riguarda sia le donne sia, soprattutto, gli uomini ed è particolarmente rilevante nel Centro-Nord. D’altro canto, sale dal 48,1% del secondo trimestre 2010 al 52,9% del totale l’incidenza della disoccupazione di lunga durata.
Il tasso di disoccupazione è pari al 7,8% (era 8,3% nel secondo trimestre 2010); l’indicatore
diminuisce su base annua per gli uomini (-0,6 punti percentuali) e, in misura di poco inferiore, per le donne (-0,5 punti).
Il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni scende dal 27,9% del secondo trimestre 2010 al 27,4%, con un picco del 44% per le donne del Mezzogiorno.
Continua a crescere la popolazione inattiva. Il fenomeno interessa sia coloro che cercano lavoro non attivamente (+38.000 unità) e quelli che non cercano ma sono disponibili a lavorare (+17.000 unità), sia, e soprattutto, quanti non cercano e non sono disponibili a lavorare (+184.000 unità). Il tasso di inattività si porta al 37,9%, quattro decimi di punto in più rispetto a un anno prima.
L’aumento degli inattivi deriva dal ritorno alla crescita della componente italiana (+105.000 unità) e dal persistente incremento di quella straniera (+95.000 unità), in particolare femminile.
Dal I trimestre 2011 le serie in precedenza allegate al comunicato stampa sono disponibili nel data warehouse I.Stat all’indirizzo dati.istat.it, nelle sezioni “Lavoro” e “Istruzione e formazione”.
Filed under: DIARIO
A Scuola di ideaLi
PRESENTAZIONE
Crediamo che non esista una sana democrazia senza cittadini attivi e informati, e che ogni governo sia migliore se accompagnato da una cultura collettiva dell’impegno e della partecipazione alla vita pubblica. È per questi motivi che nasce la Scuola di ideaLi!
Occorre, infatti, mettere in rete energie diffuse, e cominciare a gettare i semi per costruire un percorso utile a migliorare la formazione di una nuova classe dirigente, così come a rifondare un nuovo senso di appartenenza alla comunità.
Il progetto della scuola di formazione, realizzato grazie al capitale di risorse organizzative e intellettuali aggregate intorno all’associazione ideaLi, può costituire uno strumento importante per promuovere i principi fondamentali della democrazia, analizzarne i pregi e le criticità, attraverso la testimonianza di alcuni dei protagonisti della vita culturale del nostro tempo.
La scuola di ideaLi, si rivolge a tutti coloro che sono interessati a sviluppare un concetto di cittadinanza attiva, di politica rivolta al bene comune. In particolar modo guardiamo ai giovani, che rappresentano il futuro di questo Paese, ed a quanti ritengono che attraverso la conoscenza si possa crescere ed operare meglio per la collettività.
Il metodo didattico privilegerà il dialogo diretto ed informale tra relatori e partecipanti, sfruttando anche spazi di dibattito e laboratori utili a calare nella nostra realtà le tematiche affrontate a lezione.
I partecipanti inoltre avranno la possibilità di coltivare i temi di loro maggiore interesse nei gruppi di lavoro permanenti, già attivi nell’associazione, con l’obiettivo di redigere relazioni o presentare progetti per lo sviluppo del nostro territorio.
Informazioni su costi, sedi,orari ed iscrizione al 1° semestre del corso
www.ideali.eu/formazione oppure info@ideali.eu
IL PROGRAMMA COMPLETO DEL 1^ SEMESTRE
AScuola_di_ideaLi_programma
PER SAPERNE DI PIU’ di IDEALI
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CAMERA DEI DEPUTATI
Commissioni riunite
Finanze e Affari sociali
Disegno di legge C. n. 4566
Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale
Audizione di
Maria Cecilia Guerra
Università di Modena e Reggio Emilia
Roma, 4 ottobre 2011
riformafiscaleassistenzialeaudizioneGUERRA 4.10.2011
CORTE DEI CONTI
SEZIONI RIUNITE IN SEDE DI CONTROLLO
Elementi per l’audizione sull’A.C. 4566
“Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale”
(VI Commissione Finanze Camera dei deputati)
11 ottobre
cortedeicontiaudizioneriformafiscaleeassistenziale
Commissione
6a del Senato della Repubblica (Finanze e tesoro)
Audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva
sulla riforma fiscale e assistenziale (AC 4566)
Testimonianza di Vieri Ceriani e Daniele Franco
Banca d’Italia
audizionebancaditaliariformaassistenzialeefiscale
Audizione nell’ambito dell’esame
del disegno di legge C. 4566 recante
«Delega al Governo
per la riforma fiscale e assistenziale».
Osservazioni della
Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
18 ottobre 2011
FISH_audizione_delega_fiscale_assistenziale
documenti sulla manovra (luglio 2011) e testo della delega per la riforma fiscale e assistenziale
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/07/04/la-manovra-del-governo-berlusconi-30062011/
Filed under: ECONOMIA-SOCIETA' TOSCANA, GIOVANI E LAVORO, MERCATO DEL LAVORO TOSCANA, POVERTA' E ESCLUSIONE | Tag: disoccupati, mercato del lavoro, occupati, toscana, welfare
Economie regionali
L’economia della Toscana 2010
Aggiornamento congiunturale
bancad’italia2011toscana2010
Sommario
Nei primi sei mesi del 2011 è proseguito il lento recupero dei livelli di attività, che ha prodotto un aumento del numero di occupati in regione, sebbene sia stato ancora ampio l’utilizzo di ammortizzatori sociali. Nell’industria il miglioramento ha interessato in prevalenza le imprese più grandi e la domanda estera; le esportazioni in valore del sistema della moda sono tornate ai livelli precedenti la crisi finanziaria.
Tuttavia, l’attività di investimento è rimasta debole: i programmi per il 2011 sono stati frequentemente rivisti al ribasso e quelli per il prossimo anno saranno condizionati negativamente dalle recenti turbolenze dei mercati finanziari.
Nel comparto edile permane una situazione di difficoltà, con un diffuso calo del valore della produzione. Nei servizi un andamento sfavorevole delle vendite al dettaglio, indice di debolezza della domanda delle famiglie, si è associato a un aumento dei flussi turistici, in particolare nella componente estera.
Nel primo semestre la debole ripresa ciclica si è associata a una moderata crescita dei finanziamenti all’economia; nei mesi estivi i prestiti hanno rallentato. In un contesto di peggioramento della qualità del credito, marcato per le imprese, i tassi di interesse sono aumentati e le condizioni di offerta sono risultate più selettive. È proseguito il calo dei depositi bancari delle famiglie.
Filed under: MANIFESTI-PROGRAMMI | Tag: domanda di lavoro, italia, mercato del lavoro, offerta di lavoro

DOCUMENTO POLITICO “UN PATTO PER LA RICOSTRUZIONE”
PDUn_patto_per_la_ricostruzione
Filed under: DATI-STATISTICHE, MERCATO DEL LAVORO TOSCANA | Tag: area vasta costiera, disoccupazione, economia del lavoro, mercato del lavoro, occupazione, toscana, welfare
Toscana Notizie – Flash LAVORO n. 10/2011
“Lieve recupero occupazionale
in un contesto ancora debole”
• Tenui segnali di ripresa dell’occupazione, occorre rafforzare le azioni a sostegno dei giovani
• L’occupazione – Occupazione in moderata ripresa, in un contesto di persistenze incertezza
• La disoccupazione – In calo moderato la disoccupazione, che però rimane su livelli elevati
• Gli avviamenti al lavoro – Più avviamenti, soprattutto per lavori a termine
• Gli ammortizzatori sociali – Calano su base annua le ore totali di CIG, ma aumenta la gestione straordinaria
• Appendice statistica
• Nota metodologica sulle fonti
Filed under: DATI-STATISTICHE, ECONOMIA-SOCIETA' TOSCANA, MERCATO DEL LAVORO TOSCANA | Tag: irpet, mercato del lavoro, toscana
Il modello logistico della Toscana
La filiera logistica regionale fra vincoli locali e opportunità globali
Contributo al piano della mobilità
L’IRPET ha organizzato il convegno per la presentazione della ricerca sul modello logistico della Toscana.Leonardo PICCINI dell’IRPET e Ilaria MARIOTTI di LabELT presentano le relazioni sul tema. Intervengono membri della consulta del Ministero dei trasporti, esperti del tema, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di categoria. toscanalogisticaComunicato stampa definitivo toscanalogisticaInformativa_PRIIM toscanalogisticaInternazionalizzazione toscanalogisticaPresentazione Fra |
Filed under: DIARIO

Continuano le baruffe slla finanziaria di Monti tra quelli che devono pagare o sono interessati alle pensioni.
A saldi “zero” la baruffa non sfiora chi ha importanti patrimoni (è il PDL della “equità” che argina qualsiasi tentativo in questo senso!), non sfiora chi non ha niente o ha poco (non sembrano esserci solerti difensori degli esclusi…), non difende il cuore dei “garantiti” e delle “garantite” (nonostante gli scioperi di nuovo unitari dopo l’esclisse dell’unità sotto Berlusconi e le proposte del PD),
Vedremo le altre puntate delle lunghe manovre necessarie affinche’ gli Italiani (e gli Europei) e l’Italia (e l’Europa) potranno essere salvati e potranno essere ricostruiti…..nel frattempo anche lo sviluppo è rinviato (dove mai sono le risorse per rilanciare formazione, ricerca ed economia?), e di riforme a tutto tondo nemmeno l’ombra (a partire da quella degli ammortizzatori sociali e del reddito di garanzia alias sussidio di povertà’)..
Si dice che il governo abbia fatto il possibile (in realtà in pochissimi giorni di vita!), ma in molti parlano male del governo, in molti male dei partiti della maggioranza, in molti male di tutti e semplicemente di chi attenta al proprio borsellino, in molti poi si sono di nuovi tranquillizzati dopo il fiero motto sviluppo&equità coniato da napolitano-monti mentre la casta resiste nei suoi fortini pur silenziosa e attònita, e gli esclusi possono solo indignarsi (ma non è detto che lo facciano sentire!).



















L’IRPET ha organizzato il convegno per la presentazione della ricerca sul modello logistico della Toscana.