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Per l’occupazione giovanile
e femminile
Per l’occupazione giovanile e femminile
Contributo del PD al confronto tra forze sociali e governo sul tema del Lavoro

Contributo del PD al confronto tra forze sociali e governo sul tema del Lavoro, in coerenza con le proposte approvate dall’Assemblea Nazionale del PD del maggio 2010 e dalla Conferenza per il Lavoro di Giugno 2011.
Il cambiamento della politica macroeconomica nell’area euro per uno sviluppo sostenibile è condizione necessaria per aumentare l’occupazione e contrastare la precarietà, in particolare giovanile e femminile.
A complemento di tale strategia, in Italia si possono prevedere alcuni interventi specifici per il mercato del lavoro:
- 1 la definizione di un contratto per l’ingresso dei giovani e per il reingresso dei lavoratori e delle lavoratrici deboli al lavoro stabile (sostituisce il “contratto di apprendistato professionalizzante”, il “contratto di apprendistato di alta qualificazione” ed il “contrato di inserimento”). Uno strumento di inserimento e reinserimento formativo caratterizzato da durata da 6 mesi a tre anni definita dalla contrattazione collettiva, livello contributivo inferiore a quanto in vigore per i “contratti atipici”, retribuzione crescente fino ai livelli delle qualifiche corrispondenti previsti nel contratto collettivo nazionale di riferimento, agevolazioni contributive per il triennio successivo alla trasformazione in contratto a tempo indeterminato secondo le regole vigenti (incluso art. 18 dello Statuto dei Lavoratori). Durante la fase iniziale, il licenziamento prevede una compensazione monetaria crescente in riferimento alla durata del rapporto di lavoro;
- 2 la drastica riduzione delle forme contrattuali precarie (contratto di collaborazione coordinata e continuativa, contratto a progetto limitato alle alte qualifiche, associazione in partecipazione, rapporti a partita Iva in mono-committenza o a committenza prevalente, ecc), la limitazione per ogni impresa dell’utilizzo dei contratti a tempo determinato (in riferimento a quote e causali) e l’eliminazione dei vantaggi di costo delle forme contrattuali flessibili residue;
- 3 nel quadro di una complessiva riforma degli ammortizzatori sociali, ad esempio secondo le linee della legge delega del 2007 condivisa da tutte le parti sociali, un’indennità di disoccupazione universale e tutele fondamentali (malattia, infortunio, ferie, congedi parentali, sostegno ai carichi familiari) ridefinite ed estese a tutte le tipologie di lavoro, dipendente, autonomo;
- 4 una retribuzione o compenso minimo orario, determinato in relazione ai minimi dei contratti nazionali di riferimento per i rapporti di lavoro fuori dal contratto nazionale;
- 5 in particolare, per l’occupazione femminile, il potenziamento dei servizi pubblici per conciliare lavoro e maternità ed un significativo aumento della detrazione fiscale per le mamme che lavorano; il ripristino delle norme di contrasto alle “dimissioni in bianco” e l’universalizzazione dell’indennità di maternità.
- 6 Le politiche attive per il lavoro e la riforma dei servizi per l’impiego, al fine di costruire sinergie tra intervento pubblico e privato profit e non profit, e della formazione professionale e della formazione continua.
- 7 La defiscalizzazione per i primi tre anni di attività delle imprese avviate da giovani.
- 8 La regolazione e la remunerazione degli stage.
- 9 La riforma del processo del lavoro.
- 10 L’introduzione di uno Statuto per i lavoratori autonomi ed i professionisti.
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Documento elaborato a cura di Stefano Fassina, responsabile del Forum Lavoro della Segreteria nazionale del PD
Contributo del Pd al confronto tra forze sociali e governo sul tema del lavoro

(Intervento introduttivo di Stefano Fassina alla riunione del Foru, Pd sul lavoro da www.partitodemocratico.it )
Alcuni interventi nel forum
Pietro Ichino » SUL LAVORO STIAMO ATTENTI A NON RISCHIARE L’ISOLAMENTO »
MARIUCCI_ CRITICA DELLA PROPOSTA DEL PD SUL “CONTRATTO PREVALENTE” »
materiale di documentazione (precedenti a questo dibattito)
proposta-di-legge-su-stage-e-tirocini
conferenza sul lavoro del pd 2010
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/06/10/conferenza-per-il-lavoro-del-pd/
piattaforma programmatica del pd 2010-2011
http://borghinolivorno.wordpress.com/2011/03/25/piattaforma-programmatica-del-pd/
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I bilanci delle famiglie italiane
nell’anno 2010
Indagini campionarie
I BILANCI DELLE FAMIGLIE ITALIANE:
I PRINCIPALI RISULTATI SUL 2010
Nel 2010 il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. Il reddito equivalente, una misura
che tiene conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare, si è attestato sui
18.914 mila euro per individuo, un valore inferiore, in termini reali, dello 0,6 per cento a
quello osservato con l’indagine sul 2008. La disuguaglianza del reddito equivalente, misurata
in base all’indice di Gini, è pari a 0,33, invariata rispetto alla scorsa indagine.
Il reddito da lavoro dipendente ricevuto in media da ciascun percettore è risultato pari a 16.559 euro, pressoché lo stesso livello in termini reali rispetto al 2008 (-0,3 per cento). Quello da lavoro indipendente è risultato di 20.202 euro, con una diminuzione del 2,3 per cento. Il reddito da trasferimenti è stato di 10.672 euro, in calo del 3,4 per cento.
Nel 2010 gli individui nati all’estero e residenti in Italia rappresentavano il 7,7 per cento della popolazione, 0,7 punti percentuali in più rispetto al 2008. Quelli privi di cittadinanza italiana (circa due terzi del totale) si concentrano al Centro-Nord, con un’elevata quota di giovani e di partecipanti al mercato del lavoro (il 50,8 per cento è in condizione professionale, contro il
36,8 degli italiani).
La quota di individui poveri, convenzionalmente identificati da un reddito equivalente inferiore alla metà della mediana, è risultata pari al 14,4 per cento, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008. Tale quota supera il 40 per cento tra i cittadini stranieri.
Nel 2010 il 29,8 per cento delle famiglie reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le spese, il 10,5 per cento le reputava più che sufficienti, mentre il restante 59,7 per cento
segnalava una situazione intermedia. Rispetto alle precedenti rilevazioni emerge una tendenza
all’aumento dei giudizi di difficoltà.
La ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano di 163.875 euro. Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 45,9 per cento della ricchezza netta familiare totale (44,3 per cento nel 2008). La concentrazione della ricchezza, misurata in base all’indice
di Gini, è risultata pari a 0,62, in lieve aumento rispetto alla precedente rilevazione del 2008 (0,61).
La percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7 per cento. L’indebitamento, come in passato, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili.
Il debito residuo per le famiglie che usufruiscono di almeno un finanziamento corrisponde in
media a poco più di un’annualità di reddito; il valore sale a quasi due annualità considerando le
sole famiglie con mutui per l’acquisto di immobili. L’incidenza mediana della rata annuale complessiva per il rimborso dei prestiti sul reddito familiare è del 12,4 per cento.
La vulnerabilità finanziaria, convenzionalmente identificata da una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30 per cento del reddito, riguarda l’11,1 per cento dei nuclei indebitati e si concentra presso le famiglie con entrate modeste. Il fenomeno appare stabile rispetto al passato.

