BORGHINOLIVORNO Riformismo&Lavoro


IRPET – Le specializzazioni produttive e formative in Toscana. Strumenti per la programmazione dell’offerta formativa

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Le specializzazioni produttive e formative in Toscana.

Strumenti per la programmazione dell’offerta formativa

Copertina - Cover Il presente documento si pone l’obbiettivo di fornire le informazioni di contesto utili a costruire un’efficace programmazione dell’offerta formativa. A questo fine, è stata effettuata un’analisi delle specializzazioni economiche territoriali e del matching con le specializzazioni scolastiche rilevate per l’anno scolastico 2014-2015

Autore: Silvia Duranti, coordinamento di Nicola Sciclone
Gruppo di lavoro: Enrico Conti, Valentina Patacchini, Donatella Marinari

Collana: Rapporti e ricerche

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Enciclica «Laudato si’
18 giugno 2015, 16:50
Filed under: MANIFESTI-PROGRAMMI | Tag:

LETTERA ENCICLICA
LAUDATO SI’
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
SULLA CURA DELLA CASA COMUNE

estratto dall’ Intervento del Card. Peter Kodwo Appiah Turkson alla Conferenza Stampa per la presentazione della Lettera Enciclica «Laudato si’» del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune, 18.06.2015 (al termine del testo è possibile linkare il testo definitivo in lingua italiana)

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IRPET Il trasporto pubblico locale: minori risorse per maggiore efficienza
16 giugno 2015, 16:10
Filed under: DATI-STATISTICHE, ECONOMIA-SOCIETA' TOSCANA | Tag:

irpet

Il trasporto pubblico locale: minori risorse per maggiore efficienza

CollaCopertina - Coverna: Rapporti e ricerche

 Il presente lavoro effettua una ricognizione sull’attuale situazione del trasporto pubblico in Toscana e sui possibili sviluppi futuri. Dopo aver fornito un quadro generale del TPL in Toscana anche nell’ottica di un confronto nazionale con le altre Regioni, si approfondisce il settore del trasporto su gomma, essendo questo il settore in cui interverranno i maggiori cambiamenti, per poi soffermarsi sul percorso di riforma intrapreso dalla Regione Toscana.

Autore: a cura di Mauro Massaro e Leonardo Piccini, con il coordinamento di Patrizia Lattarulo responsabile dell’Area Economia pubblica e territorio dell’IRPET.

irpet_Rapporto TPL 2015



ISTAT Bilancio demografico nazionale 2014

istat

Bilancio demografico nazionale

Al 31 dicembre 2014 risiedono in Italia 60.795.612 persone, di cui più di 5 milioni (8,2%) di cittadinanza straniera.

Nel corso del 2014 il numero dei residenti nel nostro Paese è rimasto stabile. Il saldo complessivo apporta un incremento minimo (+12.944 unità) e addirittura negativo per la popolazione femminile (-4.082). La variazione reale, dovuta cioè alla dinamica naturale e migratoria, registra, al di là delle regolarizzazioni amministrative, un aumento di appena 2.075 unità.

Il movimento naturale della popolazione (nati meno morti) ha fatto registrare un saldo negativo di quasi 100 mila unità, che segna un picco mai raggiunto nel nostro Paese dal biennio 1917-1918 (primo conflitto mondiale).

Continua la diminuzione delle nascite. Sono stati registrati quasi 12 mila nati in meno rispetto all’anno precedente. Anche i nati stranieri continuano a diminuire (-2.638 rispetto al 2013), pur rappresentando il 14,9% del totale dei nati.

La mortalità resta stabile, con una lieve diminuzione dei decessi in valore assoluto (-2.380).

Il movimento migratorio con l’estero ha fatto registrare, nel 2014, un saldo positivo pari a circa 141 mila unità, in diminuzione rispetto agli anni precedenti.

Le iscrizioni dall’estero, pari a 277.631, sono costituite per il 90% da stranieri e risultano in calo rispetto agli anni precedenti. Le cancellazioni per l’estero sono in aumento, sia per gli italiani sia per gli stranieri.

Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro.

In aumento le acquisizioni di cittadinanza: sono circa 130 mila i nuovi cittadini italiani (+29%).

Sono circa 200 le diverse nazionalità presenti nel nostro Paese. Per oltre il 50% (oltre 2,6 milioni di individui) si tratta di cittadini di un Paese europeo. La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella rumena (22,6%) seguita da quella albanese (9,8%).

Continua l’invecchiamento della popolazione italiana: l’età media è 44,4 anni.

istat Bilancio demografico nazionale – 15_giu_2015 – Testo integrale



CCIAA LIVORNO Rapporto sull’economia nella provincia di Livorno 2014

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CCIAA LIVORNO Rapporto sull’economia nella provincia di Livorno 2014

E’ online il Rapporto sull’economia nella provincia di Livorno presentato in Camera di Commercio ad un folto pubblico di rappresentanti delle istituzioni, associazioni di categoria ed imprenditori.

Realizzato dal Centro Studi e Ricerche CCIAA in occasione della 13^ Giornata dell’Economia, il Rapporto offre un quadro esauriente dell’andamento dei vari settori economici, che utilizza ed elabora tutti i dati più aggiornati, fornendo un quadro completo del 2014 ed alcune previsioni 2015.

Lo Studio è corredato dalle diapositive presentate per illustrare le due parti in cui si è articolata la Giornata dell’Economia: Le imprese registrate presso le CCIAA nell’anno 2014 e nel primo trimestre 2015 in Italia, con cui il Presidente Sergio Costalli ha tracciato il quadro della situazione economica italiana alla luce dei dati più recenti forniti da Unioncamere e InfoCamere; e le diapositive che raccontano per tabelle e grafici le parti di cui si compone il Rapporto sull’Economia livornese, a cura dei ricercatori del Centro Studi e Ricerche. Tutti i dati forniti sull’economia locale abbracciano il territorio dell’intera provincia.

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l’edizione integrale del rapporto in

http://www.li.camcom.gov.it/admin/news/N000943_rapportosulleconomiainprovinciadilivornonel2014.pdf



JOBS ACT – PRIMI DECRETI ATTUATIVI (NUOVASPI; ASDI; DIS-COLL/ TUTELE CRESCENTI;CONCILIAZIONE;ISPETTORATO; CONTRATTI DI LAVORO; POLITICHE ATTIVE)

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JOBS ACT – PRIMI DECRETI ATTUATIVI

(NUOVASPI; ASDI; DIS-COLL; LAVORO TEMPO INDETERMINATO TUTELE CRESCENTI;CONCILIAZIONE; NUOVA ISPEZIONE DEL LAVORO, POLITICHE ATTIVE; AMMORTIZZATORI SOCIALI;)

TESTI PUBBLICATI SULLA GAZZETTA UFFICIALE E OPERATIVI DAL 7/03/2015

DEC.LEGIS 04032015 n 23 TUTELE CRESCENTI

DEC.LEGIS 04032015 n 22 NUOVAASPI

(ULTERIORI SCHEMI ADOTTATI DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI )

schemadecretoriordinocontratti e mansioni20022015

[da inserire decreto sulle politiche attive] (bozza adottata come schema per parere parlamentare)

[da inserire decreto sugli ammortizzatori sociali] (bozza adottata come schema per parere parlamentare)

Schema-DLgs-Conciliazione-vita-e-lavoro-10-giugno-2015 (bozza adottata in via definitiva – testo CdM fonte adapt)

schemadecreto-istituzione-Ispettorato10062015 (bozza adottata in via definitiva – testo CdMinistri fonte Adapt)

LA LEGGE JOBS ACT (norme a diretta applicazione e norme per l’esercizio delle diverse deleghe)

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IRPET Toscana piu competenti, più produttivi: l’istruzione fattore cruciale per lo sviluppo regionale

irpetpiu competenti, più produttivi:

l’istruzione fattore cruciale per lo sviluppo regionale

Copertina - Cover

L’IRPET è impegnato da tempo sul tema della formazione dei saperi e delle competenze utili alla formazione dei cittadini e allo sviluppo economico regionale. L’attività svolta in questi anni, propedeutica e complementare al percorso di riforma del settore dell’istruzione e della formazione che Regione Toscana sta attuando, si è concentrata su due temi: l’efficacia ed efficienza del sistema e la funzionalità dei saperi e delle competenze prodotte rispetto alla domanda espressa dal territorio. La riflessione su questi due punti dà origine ai due lavori presentati in questa occasione.
Il primo affronta un nodo problematico fondamentale dell’ efficacia del sistema, rappresentato dall’elevato grado di abbandono scolastico precoce che caratterizza la scuola toscana. Il secondo lavoro di ricerca approfondisce il tema del rapporto tra scuola e mondo del lavoro, che rappresenta oggi sotto il nome di Alternanza scuola-lavoro, il tema cruciale del progetto di riforma della “buona scuola”.

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ISTAT La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia 2015

istat

La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). La violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%). Le straniere sono molto più soggette a stupri e tentati stupri (7,7% contro 5,1%). Le donne moldave (37,3%), rumene (33,9%) e ucraine (33,2%) subiscono più violenze.

I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014)

Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).

Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo, ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza.

È in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%). Il calo è particolarmente accentuato per le studentesse, che passano dal 17,1% all’11,9% nel caso di ex partner, dal 5,3% al 2,4% da partner attuale e dal 26,5% al 22% da non partner.

In forte calo anche la violenza psicologica dal partner attuale (dal 42,3% al 26,4%), soprattutto se non affiancata da violenza fisica e sessuale.

Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una maggiore consapevolezza. Più spesso considerano la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli (dal 2,4% al 4,9%). La stessa situazione si riscontra per le violenze da parte dei non partner.

Rispetto al 2006, le vittime sono più soddisfatte del lavoro delle forze dell’ordine. Per le violenze da partner o ex, le donne molto soddisfatte passano dal 9,9% al 28,5%.

Si segnalano però anche elementi negativi. Non si intacca lo zoccolo duro della violenza, gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014). Le violenze sono più gravi: aumentano quelle che hanno causato ferite (dal 26,3% al 40,2% da partner) e il numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi.

3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne. Di queste, 1 milione 524 mila l’ha subìto dall’ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall’ex partner.

istat Violenza contro le donne – 05_giu_2015 – Testo integrale



ISTAT FORZA LAVORO 1^ TRIMESTRE 2015

istatNel primo trimestre 2015 continua a crescere il numero di occupati su base annua (+133 mila unità, 0,6%). L’aumento riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le ripartizioni territoriali, soprattutto il Nord (+0,6%, 71 mila unità) e il Mezzogiorno (+0,8%, 47 mila unità). Al calo degli occupati nelle classi di età 15-34 anni e 35-49 anni (-1,7% e -1,4%, rispettivamente), continua a contrapporsi la crescita degli ultra 50enni (+5,3%).

L’incremento dell’occupazione interessa sia gli italiani (+50 mila unità) sia gli stranieri (+83 mila unità). In confronto al primo trimestre 2014, tuttavia, il tasso di occupazione 15-64 anni degli stranieri diminuisce di 0,4 punti percentuali a fronte di una crescita di 0,5 punti tra gli italiani.

Nell’industria in senso stretto, dopo la crescita dei tre trimestri precedenti, l’occupazione si riduce su base annua dello 0,9% (-42 mila unità). Nelle costruzioni, per il diciannovesimo trimestre ma con minore intensità, prosegue la flessione degli occupati (-1,2%, -17 mila unità). In controtendenza rispetto al Centro-nord, nel Mezzogiorno crescono sia gli occupati nell’industria in senso stretto (+2,3%, 18 mila unità) sia nelle costruzioni (+3,8%, 15 mila unità). Nel terziario gli occupati crescono dell’1,0% (147 mila unità in più su base annua), soprattutto tra i dipendenti e nel Centro-nord.

Nel primo trimestre 2015 il numero di lavoratori a tempo pieno torna a crescere in misura significativa, con un incremento di 104 mila unità (+0,6%). Ininterrotta dal 2010, prosegue a ritmo meno sostenuto la crescita degli occupati a tempo parziale (+0,7%, 28 mila unità nel raffronto tendenziale) ma riguarda quasi del tutto il part time involontario, la cui incidenza arriva al 64,1% dei lavoratori a tempo parziale (era il 62,7% un anno prima).

Per il quarto trimestre consecutivo continua l’aumento dei dipendenti a termine (+3,5%, 72 mila unità su base annua). La crescita interessa soprattutto gli uomini, è più forte nel Nord, ed è concentrata nell’industria in senso stretto e nel terziario.

Nel primo trimestre 2015, dopo quattordici trimestri di crescita, diminuisce il numero di persone in cerca di occupazione (-4,2%, 145 mila unità in meno in un anno). La riduzione interessa sia gli uomini sia le donne, riguarda le regioni del Nord e del Mezzogiorno, gli ex-occupati e le persone in cerca di prima occupazione. Il 57,1% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più (era 58,7% nel primo trimestre 2014).

Nel primo trimestre 2015 il tasso di disoccupazione, cresciuto ininterrottamente dal terzo trimestre del 2011, scende al 13,0% (-0,6 punti percentuali in confronto a un anno prima); la riduzione riguarda sia gli uomini sia le donne, interessa il Nord (-0,4 punti) e soprattutto il Mezzogiorno (-1,2 punti), ma i divari territoriali restano elevati (con valori dell’indicatore del 9,0% e 20,5% rispettivamente). Nelle regioni del Centro, invece, il tasso sale al 12,1% (+0,1 punti).

Nel primo trimestre 2015 prosegue la diminuzione del numero degli inattivi di 15-64 anni (-0,4%, -51 mila unità) dovuta soltanto ai 55-64enni, a fronte di un aumento nelle altre classi di età. Il tasso di inattività rimane stabile al 36,1%.

ISTAT Occupati-e-disoccupati_3_giugno_2015



XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes dal titolo “Migranti, attori di sviluppo”.
v3_s2ew_consultazione.redir_allegati_docPresentato il 4 giugno a Milano, alle ore 11:00 presso il Conference Center di EXPO 2015 il XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes dal titolo “Migranti, attori di sviluppo”.
Come spiegano nell’introduzione mons. Gian Carlo Perego (Direttore generale della Fondazione Migrantes) e mons. Francesco Soddu (Direttore di Caritas Italiana) «il Rapporto è dedicato all’Expo 2015, un avvenimento che, per quanto discusso, ha da sempre tracciato un forte solco nella storia come occasione di celebrazione dei traguardi scientifici raggiunti dall’uomo e di condivisione delle conoscenze tra i popoli tenendo ben presente la valorizzazione della dignità umana».
«Questo Rapporto Immigrazione – grazie all’ausilio di studiosi ed esperti delle tematiche migratorie di diverse discipline e accademie italiane – descrive la situazione della mobilità internazionale e nazionale, per poi soffermarsi, nella specifica sezione dedicata all’Expo Milano 2015, su due argomenti: il cibo come causa delle migrazioni e il cibo come occasione di sviluppo, nella consapevolezza che a volte basta solo cambiare prospettiva per essere sensibilizzati diversamente alle problematiche sociali», spiegano ancora i due Direttori.
La presentazione avviene nell’ambito del convegno “I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all’imprenditoria etnica”. Nel testo vengono analizzati i dati ufficiali assieme a quelli raccolti dai servizi Caritas, le variabili sociali ed economiche, gli impatti dell’immigrazione in un contesto che vede nel migrante un attore di sviluppo per settori che sarebbero in cirsi senza l’apporto di manodopera straniera. Dallo scenario globale si passa ad approfondimenti rispetto alle singole regioni italiane.
don Francesco Soddu 4 giugno EXPO Milano 2015

RAPPORTO 2014

sintesi_rapportoimmigrazione2014_quadroregionale


RAPPORTO ISTAT ITALIA 2015

istat

Rapporto annuale 2015 – La situazione del Paese

Attraverso l’utilizzo di dati e analisi, la 23esima edizione del Rapporto annuale dell’Istat sviluppa una riflessione documentata sul presente dell’Italia, descrive le trasformazioni intervenute nel recente passato e individua le prospettive e le potenzialità di crescita del Paese.

Raccogliendo la sfida di una realtà economica e sociale in rapido cambiamento, il Rapporto 2015 concentra inoltre l’attenzione sui diversi soggetti che si muovono nel sistema produttivo, nella società e nei territori. L’obiettivo è di cogliere le loro interazioni da punti di vista relativamente inesplorati, a partire dai luoghi in cui vivono e operano, al fine di individuare i punti critici, gli elementi dinamici e i fabbisogni di intervento da offrire alle decisioni dei policy maker.

Rapporto Istat 2015pillole

Rapportoistat2015Sintesi

Rapporto Istat 2015Cap.1_economia

RapportoIstat2015 Cap.2_sviluppoterritoriale

RapportoIstat2015 Cap.3_attivitàproduttive

Rapporto Istat2015 Cap.4_mercatodellavoro

RapportoIstat2015 Cap.5_societàcondizionidivita




IRPET IL MERCATO DEL LAVORO IN TOSCANA 4^ TRIMESTRE 2014

irpet

Toscana Notizie – Flash LAVORO n. 24/2015

Copertina - Cover

Dopo i primi tre trimestri dell’anno nei quali,
malgrado andamenti contrastati, il mercato
del lavoro toscano aveva dimostrato una più
significativa capacità di tenuta rispetto alla maggio-
ranza delle regioni più sviluppate, nel IV trimestre
del 2014 sono emersi nuovi elementi di debolezza,
sia sul fronte dell’occupazione che su quello della
disoccupazione

 Il mercato del lavoro è ancora instabile

UN INSIEME ARTICOLATO DI STRUMENTI E AZIONI E’ PIU’ CHE MAI NECESSARIO PER RILANCIARE L’OCCUPAZIONE
• L’occupazione – Battuta d’arresto nella dinamica dell’occupazione, restano incerte le prospettive di una ripresa a breve
• La disoccupazione – Il tasso di disoccupazione risale all’11,0%, due punti in più rispetto ad un anno fa
• Gli avviamenti al lavoro – L’aumento della domanda di lavoro riguarda tutte le componenti della popolazione
• Gli ammortizzatori sociali – Cala su base annua la CIG straordinaria, dopo i consistenti aumenti dei due precedenti trimestri
• Appendice statistica
• Approfondimento – Giovani e mercato del lavoro: l’ipotesi di una staffetta generazionale

Autore: IRPET – Regione Toscana Settore Lavoro

Toscana FlashLavoroIVtrim2014



I DILEMMI DEI RIFORMISTI

grattacieloDobbiamo scegliere se il volano della nuova occupazione necessaria è dato dalla spesa pubblica o dalla competitività interna, questo è il dilemma di questo paese e di ognuna delle comunità territoriali che lo compongono e dobbiamo decidere come affrontare il tema delle crescenti diseguaglianze sociali.

L’idea di sostenere con la spesa pubblica un sistema inefficiente (25% il differenziale di produttività accumulato verso francia e germania in 25 anni) in realtà è già stata ampiamente sperimentata con risultati di indebitamento pubblico assolutamente insostenibili (buttiamo sul pagamento di interessi e restituzione capitale cifre di ricchezza capaci di annichilire e piegare la migliore economia a favore di una classe di investitori finanziari che non hanno intenzione di rischiare e investire e che buttano a mare ogni economia appena trovano tassi piu’ favorevoli).

La soluzione è evidentemente legata alla riqualificazione e selezione della spesa pubblica (che complessivamente in questa fase deve diminuire per poter far fronte al debito e alla riduzione del peso fiscale e deve essere tenacemente ancorata alla efficientizzazione del paese e alla salvaguardia dei servizi primari di cittadinanza togliendo sprechi, regalie, corruzione), ma soprattutto deve legarsi ad uno sforzo di reinvenzione della struttura economica e sociale del paese (e anche di quella istituzionale e decisionale e dei comportamenti diffusi relativi), se non vogliamo slittare in una situazione di ulteriore degrado e declino o vogliamo trasformarci in un paese di soli consumatori (a “termine” del reddito disponibile) o per turisti (con la conseguenze strutturali e occupazionali che ne derivano), con le variabili in  campo dell’economia informale e di quella criminale che rappresentano macigni per ogni idea che sia abbia di ripresa.

Ma detto questo, il rischio è quello di una ripresa a macchia di leopardo senza occupazione o pessima occupazione (per stare dentro gli standard competitivi) con un declino di aree del paese o settori interi in cui mancano investimenti e ritroviamo occupazione ridotta e degradata. E i primi dati del 2015 confermano queste tendenze appena guardiamo dietro alle polemiche su occupazione e i nuovi incentivi e contratti di lavoro, e non confondiamo i saldi numerici (teste/ avviamenti-cessazioni lavoro) con quelli qualitativi.

E poi oltre, i dati occupazionali, è evidente che è in corso in Italia piu’ che in Europa, un processo di costituzione di un’area di poverta’ (24-30% della popolazione) che sconvolge ogni migliore idea di convergenza sociale delle opportunità (la società aperta di buona memoria) e scuote le classiche politiche di tutela sociale e sindacale e le stesse idee piu’ conformiste relative ai blocchi sociali.

Anzi, per dirla tutta, è lo stesso sistema tradizionale di welfare, se pur in affanno per carenza di risorse, che accentua queste divaricazioni nella forbice tra chi ha visto riconosciuti dei diritti e prestazioni (a torto o a ragione) e chi rimane escluso da determinate prestazioni sociali e dei servizi (appena ci allontaniamo dalle prestazioni previste per i lavoratori dipendenti stabili e dalle logiche delle diverse categorie tutelate le cose si fanno evidenti, come è evidente la differenziazione crescente tra chi ha avuto e chi ha da avere, come nel caso eclatante del sistema pensonistico)

Non essendo piu’ davanti a relazioni lineari tra PIL e occupazione e tra aumento dell’occupazione e diminuzione delle poverta’ ,e anche tra politiche economiche espansive (oggi necessarie) e redistribuzione delle opportunità territoriali e sociali, questo è un problema che tutti gli sviluppisti rinviano, su cui l’europa è in drammatico ritardo (ancora presa dal rigore monetarista e finanziario), e di cui invece la sinistra si deve fare carico superando le classiche risposte del welfare inclusivo e del rivendicazionismo sociale dei diritti acquisiti. Perche’ attiene la radice stessa della sua presenza storica e attuale il nodo eguaglianze-diseguaglianze, che pur va affrontato in modo innovativo per prevenire il degrado stessa sociale e non puo’ essere confinato sul nodo dello sviluppo pur necessario che oggi premia esclusivamente una redistribuzione verso l’alto di redditi e soprattutto di opportunità di mobilità sociale e culturale.

Per questo occorre un nuovo Welfare generale e locale di cittadinanza, ancorato ai bisogni e non semplicemente alle categorie di appartenenza e che sappia operare comunitariamente in logiche fortemente sinergiche e di appropriatezza inclusiva personalizzata, rifuggendo l’assistenzialismo,  misurandosi in termini dinamici sulla garanzia dei diritti primari.Cioè occorre un Welfare che non registri e affronti solo i bisogni tutelati (alcuni sacrosanti altri assolutamente corporativi), ma il tema del diritto e delle reali opportunità di inclusione sociale e del diritto primario al miglioramento della propria collocazione sociale.

Anche su livorno occorre ragionare in queste chiavi, per cercare di capire meglio cosa sta accadendo e quali siano le prospettive, cosa puo’ o e’ o costituisce ripresa della nostra qualità sociale e cosa non lo è o non lo potra’ essere, co una grande attenzione a cosa sta accadendo nella pancia piu’ profonda della citta e del territorio (con l’esplosione delle nuove e vecchie poverta’ e una situazione occupazionale sempre piu’ esplosiva, e dati allarmanti sugli investimenti e la situazione dell’imprenditoria, in un quadro di crescenti difficoltà delle parti pubbliche ad azionare risorse e servizi).

Occorre capire cosa puo’ rappresentare una opportunità o un rischio se non procediamo ai cambiamenti necessari e alla messa in campo di progetti capaci di reggere le nuove sfide con strategie a lungo-medio termine (come l’accordo per l’area di crisi che sostiene la logistica portuale e nuove localizzazioni industriali con l’occupazione) e con strategie piu’ a corto termine (come il rilancio dell’economia dei servizi e la rimessa in movimento della città sociale e urbana, la razionalizzazione e una migliore finalizzazione della presenza pubblica locale in senso stretto e allargato, la messa in campo di un progetto strategico contro le vecchie e le nuove poverta’ necessario ad affrontare una crescente emergenza sociale).

Anche per questo occorre buona e nuova politica. Prima “qui” che “la” aggiungiamo se ben capiamo come stanno girando le cose e che nessuno ci puo’ regalare quello che è necessario ma che non riusciamo ad essere.

paolo borghi 18-04-2015 per www.controcorrentelivorno.it



07-04-2015 Livorno tra vecchio & nuovo
7 aprile 2015, 18:51
Filed under: APPUNTI

grattacielo

Quando avremo finito di mettere in riga gli indicatori negativi della città e della provincia di livorno (disoccupazione, ambiente, poverta’, ecc. con aggravanti per il capoluogo) non abbiamo ancora data una spiegazione delle difficoltà di questo territorio accumulate negli ultimi 20-30 anni, e nemmeno ce la leviamo dando le colpe agli ultimi decenni di governo della sinistra e del pd (che di responsabilità ne hanno e le hanno pagate clamorosamenrte alle ultime comunali di livorno).

Certo tutto è accaduto in parallelo al declino di produttività e alla crisi politica degli ultimi 15-20 anni dell’Italia e dell’Europa….ma da noi di piu’ con il 25% di gap rispetto alle economie europee piu’ avanzate. La crisi del 2008 ha drammaticamente accelerato i difetti della struttura economica e sociale europea e le politiche di austerità finanziaria hanno avuto a presupposto una efficientizzazione della società che richiedeva ingenti investimenti negati da queste stesse politiche.

E non è che non si sia fatto nulla nel nostro territorio (riconversione del cantiere; Accordi Solvay; ristrutturazione del turismo e dell’agricoltura; la rte di lavoratori di ricerca e i poli tecnologici; il polo didattico logistico). Ma queste iniziative si sono rilevate impotenti e deboli rispetto all’obsolescenza delle industrie e dei servizi che l’unificazione dei mercati, la moneta unica, la globalizzazione ha definitivamente fatto toccare con mano, con saldi occupazionali negativi che ci mettono tra le aree piu’ in difficoltà in toscana e anche oltre. Mentre ben poco si è fatto (pur potendo esibire buoni servizi sociali e di istruzione) per frenare l’involuzione regressiva che ha visto l’esplodere di vecchie e nuove poverta’ non semplicemente da collegare alle sole e forti difficoltà occupazionali.

Per lo sviluppo si è sottovalutata la necessità di cambiamento e innovazione della base produttiva, forse pensando di farcela con il semplice ammodernamento di quella presente. Per la qualità sociale si sono sottovalutati i rischi di esclusione sociale, spesso confondendo i diritti attesi con quelli esigibili e il sostegno ad alcuni gruppi e rivendicazioni sociali con le politiche inclusive che andavano riprogettate e messe in campo. Già, mentre si celebravano le magnifiche sorti della città multiculturale, della diversificazione turistica al centro e al sud della provincia, di alcuni accordi ec iniziative fondamentali per il mantenimento di alcune presenze industriali e logistiche, in pochi (di destra e di sinistra) erano disposti a ragionare di crisi strutturale economica, occupazionale e sociale del nostro territorio.

Ora il problema che tutti riconoscono, dopo ben 7 anni di crisi, è quello di una (ri)presa tramite cambiamento e innovazione strutturale. Anche l’equità sociale e la necessità di colmare la crescente differenza tra ricchi e poveri sono problemi magari non di tutti, ma da affrontare con decisione e coraggio.

Il punto è darci strategie organiche e sinergiche, e non su pochi e isolati punti di crisi o di sviluppo, per costruire e indurre il cambiamento profondo, necessario, e assolutamemente diffuso che serve…….. strategie e non chiacchiere in un quadro di debolezza sia delle istituzioni che dell’iniziativa privata; strategie e atti concreti che non possiamo piu’ rinviare ma che non sono ancora ben delineati e resi possibile e su cui sono prevedibili conflitti politici e sociali perchè non sono per niente scontate (già la costruzione dell’accordo per l’area di crisi lo dimostra e lo scontro acceso sul diritto alla casa e ai servizi primari dimostra le difficoltà che vanno superate); strategie che dovranno pagare il prezzo dei ritardi con cui si riesce ad attivarle sia all’interno che all’esterno del nostro territorio.

Ecco….questi sono i problemi che abbiamo davanti da qualsiasi punto di vista si intenda dare una risposta.

Il pd, per le responsabilità che ha, prima degli altri.



ADAPT – Gli spazi per la valorizzazione dell’alternanza scuola-lavoro: Il contesto nazionale e le peculiarità del sistema toscano

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Gli spazi per la valorizzazione dell’alternanza scuola-lavoro: Il contesto nazionale e le peculiarità del sistema toscano

In collaborazione con IRPET

Riqualificare la filiera dell’istruzione tecnica e professionale allineandone metodi e contenuti alle esigenze di un mondo del lavoro in profondo e continuo mutamento appare oggi una sfida, tanto imprescindibile e condivisa a parole, quanto nei fatti complessa e foriera di resistenze più o meno scoperte.
Il presente lavoro costituisce un prezioso supporto analitico per individuare gli spazi normativi a disposizione delle scuole e istituti tecnici e professionali della Toscana per implementare buone pratiche di innovazione didattica, nell’ambito dell’organizzazione a rete costituita dai Poli Tecnico professionali.

Autore: ADAPT in collaborazione con IRPET; prefazione di Enrico Conti

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30-03-2015 il PD livornese & le regionali
31 marzo 2015, 19:11
Filed under: DIARIO

domande frequenti

30-03-2015 il PD livornese & le regionali
Il direttivo territoriale del PD livornese conferma la proposta delle 5 candidature proposte dal segretario, adottate dal direttivo, avvalorate con la raccolta di firme tra gli iscritti e le iscritte al PD richieste dal regolamento regionale toscano. Ora il compito della compilazione delle liste passa al comitato regionale del PD (che dovrà fare la quadra tra le candidature livornesi e quelle della val di cornia con cui si compone la lista circoscrizionale PD della provincia di livorno).
Occorre cogliere a pieno il dato politico dopo i mesi bui del PD seguiti alla brutta sconfitta alle comunali di livorno e le difficoltà dei percorsi congressuali territoriale e comunale pur positivamente conclusi con adeguate maggioranze.
Il PD ora è nuovamente in campo con facce nuove interne ed esterne al partito che sono in grado di rompere steccati, linguaggi, modi di rappresentare e rappresentarsi. Rappresentano il mondo economico, quello della informazione, quello delle professionalità, i giovani e le donne. Facce nuove per la politica che occorre imparare a conoscere ma che portano valore aggiunto proprio e al PD ma soprattutto alle nostre comunità.
Possono questi candidati proporre programmi e contenuti adeguati. Deve il PD condurre la campagna elettorale proponendo programmi e contenuti adeguati mobilitando le sue strutture e i suoi elettori, prima di tutto recuperando i voti persi persi alle comunali. Tutti a partire dalla grave crisi, dal declino, dalla stagnazione che attanagliano la nostra comunità territoriale coinvolgendo le imprese , i lavoratori, i disoccupati, i giovani, le donne, gli ex occupati autonomi e subordinati. Tutti a partire dagli accordi in gestazione per l’area di crisi complessa relativi al potenziamento e alla modernizzazione del porto e della logistica e al sostegno di nuove industralizzazioni e attività economiche e alla nuova occupazione. Tutti a partire dal fatto che il PD si impegna a sostenere i cambiamenti e le innovazioni necessarie a rimettere in moto la città e il suo territorio , superando errori che gli elettori hanno sanzionato .
Se l’impegno è questo si tratta di organizzare e far camminare progetti e azioni dedicati ai diversi settori della città e del territorio (a partire dai terziari e dalle pubbliche amministrazioni) coinvolgendo gli abitanti le imprese i momenti della rappresentanza e del terzo settore, chiedendo alle istituzioni di cambiare e garantire i servizi e le burocrazie adeguati e garantire le infrastrutture materiali e immateriali, chiedendo alle imprese e al mondo delle professioni di cambiare e di rischiare , con una grande attenzione alla sanità, all’ambiente, all’istruzione e alla formazione professionale, ai servizi per l’assistenza sociale, i servizi per il lavoro, il sostegno alle imprese specialmente di giovani donne, ex occupati.
Proprio per questo il PD deve costruire una campagna elettorale convinta e innovativa , aperta alla società civile . Una campagna che rappresenti la cifra del nuovo PD che inizia a camminare nel nostro territorio.

per “ControCorrenteLivorno Per Un Nuovo Pd Dei Cittadini” pagina di facebook.

https://www.facebook.com/groups/434996409999753/?ref=bookmarks



Relazioni locali e transnazionali delle imprese cinesi di Prato e loro contributo all’economia della provincia

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Relazioni locali e transnazionali delle imprese cinesi di Prato e loro contributo all’economia della provincia

Collana: Rapporti e ricercheCopertina - Cover

 Continua con il presente volume l’approfondimento sulla dimensione economica e sociale e sulle principali caratteristiche della comunità cinese che vive e lavora, ormai stabilmente, nel distretto pratese.
L’attenzione si sposta in questo caso sul sistema delle relazioni, di natura prevalentemente economica, ma non solo, che legano la comunità cinese con la popolazione e gli imprenditori autoctoni, ma anche quelle che la legano al contesto di origine, la metropoli di Wenzhou (Provincia dello Zhejiang), in cui si è sviluppato un solido cluster dell’industria dell’abbigliamento, fortemente orientato all’esportazione.
Nella letteratura sui distretti, i due ambiti di relazione, quello locale, inteso come relazioni fiduciarie tra gli operatori economici, e quello internazionale, inteso come apertura ai mercati internazionali, sono considerati fattori rilevanti nello spiegare lo sviluppo locale. Le due scale territoriali dell’integrazione socioeconomica vengono quindi analizzati nella loro evoluzione, allo scopo di evidenziare le tendenze, i rischi e le opportunità e ricavarne, di conseguenza, indicazioni per l’orientamento delle politiche pubbliche.
L’insediamento di una comunità straniera di dimensioni rilevanti, che non sempre riesce a integrarsi adeguatamente con la popolazione autoctona, come agisce sulla formazione delle relazioni fiduciarie che a lungo hanno costituito uno dei fattori di successo del distretto pratese? Quali sono le aspettative e, dunque, il ruolo delle seconde generazioni nel favorire un più alto livello di integrazione? L’integrazione economica, che possiamo stimare attraverso le matrici di contabilità, è molto più elevata di quella sociale mediamente percepita? E ancora, l’evoluzione delle relazioni internazionali, che in passato riguardavano solo la fase di esportazione dei prodotti finiti e che oggi, invece, si sono arricchite anche di flussi in ingresso, sia di semilavorati che di prodotti finiti, come cambia le prospettive per l’economia locale?
Queste sono le domande cui lo studio si propone di rispondere con gli strumenti dell’indagine diretta e dell’analisi dei dati socioeconomici.

Edizione bilingue: italiano-cinese
ISBN 978-88-6517-065-6

Autore: coordinamento: Stefano Casini Benvenuti (Irpet), Sonia Soldani e Cristina Corezzi (Provincia di Prato); contributi di: Ivana Acocella,Gabi Dei Ottati, Sabrina Iommi, Cecilia Manzo, Stefano Rosignoli, Yili Zhang

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IRPET L’impatto economico del turismo, fattore di competitività regionale. Il caso della Toscana.

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Enrico Conti IRPETpresentazione dal titolo

L’impatto economico del turismo,
fattore di competitività regionale. Il caso della Toscana.



IRPET – Per la Toscana. Opportunità sul territorio Un’analisi della capacità delle aziende di competere con successo

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Per la Toscana. Opportunità sul territorio
Un’analisi della capacità delle aziende di competere con successo

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IRPET Casini Economia toscana 18032015

Il Direttore Stefano Casini Benvenuti interviene per l’IRPET nella Sessione “Lo scenario macroeconomico e le prospettive per la Toscana”



CGIL – Fuel Poverty (la poverta’ energetica)

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Fuel Poverty (la poverta’ energetica)

Oggetto della ricerca e definizioni
Il presente rapporto tratta del fenomeno della povertà in Italia e del disagiosociale; della sua evoluzione negli anni più recenti in nuove forme di povertà come la Fuel Poverty.
Alcune inedite forme di povertà, tipiche delle economie avanzate, rendonotale fenomeno sempre più complesso da catalogare, e difficile dacontrastare con le tradizionali politiche di intervento.
Con Fuel poverty si intende la povertà causata dalla difficoltà dalla difficoltà per le famiglie di accedere alle fonti di energia e/o ai servizi energetici per usufruire dei servizi essenziali come il riscaldamento adeguato del proprio appartamento, la possibilità di cucinare i cibi, il funzionamento ordinario degli elettrodomestici di base e degli
elettromedicali.

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Lavoro: Cgil, presentato studio su “Economia non osservata”

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Lavoro: Cgil, presentato studio su “Economia non osservata”

(presentazione da http://www.cgil.it)

E’ stato presentato martedì 10 marzo, nella sede della Cgil Nazionale, in Corso d’Italia, 25 a Roma, lo studio, realizzato dall’Associazione Bruno Trentin (ABT), l’istituto di ricerca Tcnè e il Centro Europa Ricerche (CER), sul fenomeno dell’”economia non osservata” sommersa, informale, illegale.
Tre gli obiettivi, spiegano i promotori dello studio, che si sono voluti raggiungere: il primo è stato quello di studiare il fenomeno dell’economia non osservata, ossia di quell’economia sottratta alla contabilità nazionale e conseguentemente al sistema fiscale, cercando di quantificarne le dimensioni e la sottostante rete di affluenti. Il secondo obiettivo è stato quello di misurare la percezione del fenomeno e rilevare le opinioni dei cittadini sui sistemi di contrasto più efficaci, non soltanto in chiave repressiva ma anche preventiva. Il terzo obiettivo, infine, è stato quello, sulla base dei dati di contabilità nazionale, di stimare un maggior gettito da impegnare sulla base di 2 criteri: equità e stimoli alla crescita.
In virtù della multidimensionalità del fenomeno, spiegano gli istituti di ricerca, si è fatto ricorso a percorsi e metodologie di ricerca anche molto diversi tra loro, non solo per cercare di coglierne gli aspetti più in ombra, ma anche e soprattutto per comprenderne la dimensione “sistemica”.
Lo studio dimostra come l’economia ‘non osservata’ nel nostro Paese, in un anno, raggiunge in totale tra i 250 e i 290 miliardi di euro, di questi, 180-210 miliardi riguardano l’economia sommersa ed informale (con un mancato gettito tra 85 e 100 miliardi) e 70-80 miliardi l’economia illegale. Sulla base di questi dati l’evasione totale è valutabile in 93 miliardi, con un mancato gettito di 55 miliardi di euro dei quali 14 miliardi possono essere recuperati rendendo più efficienti le norme attualmente in essere e implementando le misure di contrasto già esistenti nella lotta all’evasione, ma che devono ancora essere totalmente attivate. Queste risorse aggiuntive, spiegano gli istituti di ricerca, andrebbero concentrate su due interventi: l’estensione del bonus di 80 euro a pensionati e incapienti e  all’ampliamento degli investimenti.

“Con questo studio – ha detto il segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso presente alla conferenza stampa – vi mostriamo i dati dell’economia reale del Paese, che rispecchiano la gravità della situazione”. Il 59% delle attività hanno un volume di affari riconducibili all’economia sommersa e informale che arriva fino ad 1 milione di euro, un dato che secondo Camusso “indica come i comportamenti dell’evasione sono diffusi nella struttura produttiva e professionale del nostro paese”. Per questo, spiega il segretario generale della Cgil, sul falso in bilancio, sulla fatturazione e l’evasione “non si può ragionare per soglie” poiché nella nostra economia l’illegalità si trova in tutte le dimensioni di impresa. “Non bisogna riprodurre la logica dei condoni, ma se c’è un comportamento che viola la norma va sanzionato, commisurando le sanzioni alle violazioni”. Parlando del lavoro irregolare, che riguarda tra i 3 e i 3,8 milioni di ‘occupati’, con un sommerso che viaggia tra i 25 e i 35 miliardi di euro, Camusso ha detto “bisogna cambiare passo, bisogna cambiare punto di vista: il lavoro grigio e il lavoro nero sono una condizione di estorsione nei confronti di chi ha bisogno”. Per questo “vanno costruiti strumenti di sostegno e va creato lavoro legale con occupazione di qualità”

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IRPET PREVISIONI ECONOMIA TOSCANA 2015

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Conferenza di Inizio Anno dell’IRPET

PREVISIONI ECONOMIA TOSCANA

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Anche nel 2014 la Toscana, pur con una crescita poco distante dallo zero, ha realizzato un risultato migliore di quello delle altre regioni in virtù soprattutto delle buone prestazioni sui mercati internazionali. Non siamo però ancora usciti dalla fase recessiva che oramai prosegue da troppo tempo; stando alle attuali previsioni la ripresa viene , infatti, rimandata al 2015, quando si potrebbe collocare attorno all’1%.
I riflessi di questo lungo periodo di difficoltà sono evidenti su tutti i fronti e sono tali da ritenere questa fase della nostra storia come assolutamente straordinaria.
È evidente che vi è innanzitutto un problema nazionale, oltre che europeo, per cui la possibilità di uscire definitivamente dalla crisi dipende in larga misura da scelte che verranno fatte a tali livelli.
Ciò non toglie, però, che il caso della Toscana sia utile da seguire, se non altro per il fatto che, sulla base di tutti gli indicatori disponibili, i comportamenti regionali sembrerebbero essere migliori di quelli delle altre regioni ad indicare che, pur in presenza delle gravi difficoltà avvertite da imprese, famiglie, pubblica amministrazione, vi sia da noi una maggiore densità di soggetti virtuosi in grado, probabilmente, di ricondurci sulla “diritta via” che si era smarrita.

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ISTAT – ITALIA Occupati e disoccupati (media 2014)

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Occupati e disoccupati (media 2014)

Nella media del 2014, dopo due anni di calo, l’occupazione cresce (+0,4%, pari a 88.000 unità in confronto all’anno precedente), a sintesi di un aumento nel Nord (+0,4%) e nel Centro (+1,8%) e di un nuovo calo nel Mezzogiorno (-0,8%, pari a -45.000 unità).

La crescita degli occupati interessa sia gli uomini (+0,2%, pari a 31.000 unità) sia, soprattutto, le donne (+0,6%, pari a 57.000 unità).

Prosegue tuttavia il calo degli occupati 15-34enni e dei 35-49enni (rispettivamente -148.000 unità e -162.000 unità), a fronte dell’incremento degli occupati con almeno 50 anni (+398.000 unità).

Il tasso di occupazione si attesta al 55,7%, +0,2 punti percentuali rispetto al 2013. L’indicatore rimane invariato per gli uomini e sale di 0,3 punti per le donne. Alla crescita nel Centro e nel Nord si contrappone il calo nel Mezzogiorno (-0,2 punti percentuali).

Nel 2014 l’occupazione della componente italiana cala di 23.000 unità, con il tasso di occupazione 15-64 anni che sale al 55,4% (+0,1 punti percentuali).

L’occupazione straniera aumenta di 111.000 unità, con il tasso di occupazione che torna a salire, dal 58,3% del 2013 al 58,5% del 2014. L’indicatore rimane invariato al 68,1% per gli uomini e cresce per le donne (dal 49,8% al 50,2% del 2014).

La crescita dell’occupazione interessa in misura contenuta i lavoratori a tempo indeterminato (+18.000 unità) e in modo più sostenuto i lavoratori a termine (+79.000 unità). Prosegue, invece, a ritmo meno sostenuto il calo degli indipendenti (-9.000 unità).

All’incremento dell’occupazione nell’industria in senso stretto (61.000 unità, pari a +1,4%) si contrappone il persistente calo nelle costruzioni (-69.000 unità, pari a -4,4%).

L’occupazione cresce anche nel terziario (84.000 unità, pari a +0,5%). A fronte dell’incremento nei servizi alle famiglie, negli alberghi e ristoranti, nella sanità e assistenza sociale e nell’istruzione, prosegue il calo di occupati nel commercio, nei servizi generali della pubblica amministrazione e nelle attività finanziarie e assicurative.

Alla nuova discesa dell’occupazione a tempo pieno (-35.000 unità, pari a -0,2%), si associa l’ulteriore incremento di quella a tempo parziale (124.000 unità, pari a +3,1%). L’incidenza di quanti svolgono part time involontario sale dal 61,3% del 2013 al 63,6% del 2014.

Nella media del 2014 continua la crescita della disoccupazione con un aumento di 167.000 unità (+5,5%), che interessa entrambe le componenti di genere e tutte le ripartizioni geografiche.

L’incremento è dovuto in quasi sette casi su dieci a quanti sono alla ricerca di prima occupazione. L’incidenza della disoccupazione di lunga durata (dodici mesi o più) sale dal 56,4% del 2013 al 60,7% del 2014.

Nella media del 2014, il tasso di disoccupazione raggiunge il 12,7% in confronto al 12,1% di un anno prima. L’incremento interessa entrambe le componenti di genere e tutto il territorio nazionale, in particolare il Mezzogiorno dove l’indicatore arriva al 20,7%.

Il tasso di disoccupazione si riduce per gli stranieri, passando dal 17,2% del 2013 al 16,9% del 2014; l’indicatore scende dal 16,6% al 16,1% per gli uomini e dal 18,0% al 17,7% per le donne.

Il tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni cresce di 2,6 punti percentuali, arrivando al 42,7%, con un picco del 58,5% per le giovani donne del Mezzogiorno.

La popolazione inattiva tra 15 e 64 anni torna a diminuire (-233.000 unità, pari a -1,6%). Il calo interessa esclusivamente la componente italiana, sia tra gli uomini sia, soprattutto, tra le donne.

Alla riduzione degli inattivi non disponibili a lavorare (-503.000 unità) si contrappone la crescita di coloro che cercano lavoro non attivamente o pur non cercando lavoro sono disponibili a lavorare (nel complesso +293.000 unità).

Tra i motivi della mancata ricerca del lavoro crescono lo scoraggiamento e l’attesa degli esiti di passate azioni di ricerca (rispettivamente 173.000 e 94.000 persone in più).

Prosegue il calo degli inattivi non interessati a lavorare o ritirati dal lavoro (-372.000 unità), concentrati in nove casi su dieci nella fascia di età tra 55 e 64 anni.

Il tasso di inattività nella media del 2014 scende al 36,1%, con un calo di 0,6 punti che interessa sia gli uomini (-0,3 punti) sia soprattutto le donne (-0,8 punti).

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ISTAT I DISTRETTI INDUSTRIALI 2015

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I DISTRETTI INDUSTRIALI

Sono 141 i distretti industriali identificati dall’Istat a partire dai sistemi locali del lavoro (SLL) sulla base dell’analisi della loro specializzazione produttiva, come emerge dai dati delle unità economiche rilevati nel 2011 attraverso il 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi. Rispetto al 2001, il numero di distretti industriali diminuisce di 40 unità.

I distretti industriali costituiscono circa un quarto del sistema produttivo del Paese, in termini sia di numero di SLL (il 23,1% del totale), sia di addetti (il 24,5% del totale), sia di unità locali produttive (il 24,4% del totale). L’occupazione manifatturiera distrettuale rappresenta oltre un terzo di quella complessiva italiana, in linea con quanto osservato 10 anni fa. All’interno dei distretti industriali risiede circa il 22% della popolazione italiana.

Aumenta l’estensione e la dimensione demografica ed economica dei distretti. Ogni distretto, in media, è costituito da 15 comuni (13 nel 2001), abitato da 94.513 persone (67.828 nel 2001) e presidiato da 8.173 unità locali (6.103 nel 2001) che assorbono 34.663 addetti (26.531 nel 2001).

Il maggior numero di distretti (45) è localizzato al Nord-est, tradizionalmente l’area territoriale di riferimento del modello distrettuale italiano. Nel Nord-est oltre due terzi dei SLL corrispondono a distretti industriali. Il Nord-ovest presenta 37 distretti (il 58,7% dei propri SLL) e il Centro 38 (il 71,7%). Nel Sud sono presenti 17 distretti, mentre nelle Isole sono concentrati unicamente in Sardegna, dove tutti i sistemi locali manifatturieri hanno le caratteristiche distrettuali (4).

I distretti del Made in Italy sono 130, ben il 92,2% dei distretti industriali del Paese; sono maggiormente presenti nei settori della meccanica (il 27,0%), tessile-abbigliamento (22,7%), beni per la casa (17,0%) e pelli, cuoio e calzature (12,1%).

cartogrammi

Distretti-industriali

altri dati e informazioni

http://www.istat.it/it/archivio/150320



ISTAT – Rapporto sulla competitività dei settori produttivi – Edizione 2015

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Rapporto sulla competitività dei settori produttivi – Edizione 2015

Rapporto competitività 2015

Il volume
La nota stampa di sintesi
per altri dati e dettagli


IRPET TOSCANA – La condizione economica e lavorativa delle donne. Rapporto 2014

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La condizione economica e lavorativa delle donne. Rapporto 2014

Collana: Studi e Approfondimenti

 

Copertina - Cover Il genere rappresenta la costruzione sociale del sesso biologico. Se da un lato esso consente agli individui di riconoscersi, dall’altro ne condiziona e ne limita scelte e comportamenti, creando molteplici disuguaglianze, generalmente a svantaggio delle donne. In questa ottica il genere diviene fondamentale per la comprensione della società nel suo complesso e in particolare delle principali istituzioni sociali ed economiche come la famiglia, la scuola, il mercato, la cui organizzazione può essere letta attraverso l’analisi della divisione del lavoro tra uomini e donne.
Viene qui presentato il terzo rapporto sulla condizione economica e lavorativa delle donne, per incarico del Settore “Tutela dei consumatori e degli utenti. Politiche di genere, politiche regionali sull’omofobia, imprenditoria femminile”della Direzione Generale Presidenza della Giunta Regionale e predisposto dall’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana (IRPET) nell’ambito del proprio programma istituzionale.
Il percorso seguito nel Rapporto 2014 sulla condizione economica e lavorativa delle donne, partendo dal confronto europeo, cerca di evidenziare alcuni nodi strutturali dei rapporti di genere, che emergono soprattutto quando si guarda al ruolo delle donne nel mondo del lavoro e nella famiglia.

Autore: a cura di Natalia Faraoni per conto della Fondazione per la Ricerca e l’Innovazione
hanno collaborato: Elena Cappellini, Silvia Duranti, Sabrina Iommi, Maria Luisa Maitino, Donatella Marinari, Valentina Patacchini

 

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Annuario statistico italiano 2014

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Annuario statistico italiano 2014

sintesi

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(linkare piu’ sotto per tutto il materiale descritto)

http://www.istat.it/it/archivio/134686

L’Annuario in capitoli

Nella pagina istat il volume può essere consultato sia in versione integrale, mediante il pdf navigabile, sia per singoli capitoli, di cui è possibile scaricare il file pdf e lo zip, contenente le tavole, i prospetti e i grafici in formato xls.
Ogni capitolo è costituito da: approfondimenti, glossario, tavole e metodi (ove disponibili).
I file delle tavole sono facilmente consultabili grazie all’indice interno, che consente l’accesso diretto alle tavole d’interesse.
Si rende infine disponibile la documentazione completa relativa alle diverse fonti da cui originano i dati (note metodologiche).



La situazione economica in Toscana e nell’area livornese

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La situazione economica in Toscana e nell’area livornese 

comunicazione-slides  di nicola sciclone -irpet a convegno Legacoop Livorno 20 novembre

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ANCI CARITAS Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014

Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2014

ANCI CARITAS ITALIANA CITTALIA FONDAZIONE MIGRANTES SPRAR IN COLLABORAZIONE CON UNHCR
SINTESI

(da http://www.anci.it)

Il ruolo dello Stato, degli enti locali e del Terzo settore nei processi di integrazione di richiedenti asilo e rifugiati e le modalità con cui si sta sviluppando l’accoglienza integrata in Italia sono al centro del Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2014, …..
Realizzato da Anci, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Servizio Centrale dello Sprar, in collaborazione con Unhcr, il Rapporto si articola in quattro capitoli dedicati rispettivamente al tema dell’asilo tra Stato e Terzo Settore, al fenomeno dei richiedenti protezione internazionale in Italia, al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), ai soggetti vulnerabili e al flusso delle migrazioni forzate a livello internazionale ed europeo.
…….
Costruire un sistema nazionale di tutela e accoglienza unico, efficace e integrato è l’obiettivo che i promotori del rapporto intendono perseguire a partire da questo studio, che realizza una sinergia tra i principali attori coinvolti nell’accoglienza integrata in Italia. (com)

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Banca d’italia – L’economia della Toscana 2014

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Banca d’italia – L’economia della Toscana 2014

Aggiornamento congiunturale, novembre 2014

Sommario

Nel primo semestre dell’anno il livello di attività economica in regione è rimasto contenuto, parziamente sostenuto dalla domanda estera. Le aspettative appaiono improntate alla stabilità, in un contesto di elevata incertezza.

Nel settore industriale il quadro è risultato stazionario, con segnali di vitalità in comparti di specializzazione come la farmaceutica, la meccanica e il sistema della moda, nelle vendite all’estero e in imprese di grandi dimensioni e relativa rete di subfornitura. Nel complesso del campione intervistato dalla Banca d’Italia i casi di aumento del fatturato nei primi nove mesi hanno bilanciato quelli di riduzione. Rimane estremamente contenuta la propensione all’accumulo di capitale fisso e negativo il saldo della demografia d’impresa.

È proseguita la contrazione dell’attività nel comparto edile. Gli indicatori congiunturali testimoniano un impiego di materie prime inferiore di due terzi ai livelli raggiunti prima della crisi e un’ulteriore contrazione della forza lavoro e del numero di imprese attive. Nei servizi, pur con una domanda interna ancora debole, il quadro è apparso meno negativo rispetto al 2013.

Il numero di occupati in regione è leggermente salito nella componente femminile e nell’industria in senso stretto; è ulteriormente aumentato il ricorso agli ammortizzatori sociali. La crescita delle persone in cerca di lavoro si è riflessa sul tasso di disoccupazione, che ha superato i dieci punti percentuali.

Nel primo semestre del 2014 è divenuta meno intensa la flessione del credito concesso da banche e società finanziarie alle imprese e alle famiglie toscane. In presenza di una domanda ancora debole, concentrata per le imprese sul finanziamento del circolante e sulla ristrutturazione del debito esistente e per le famiglie sui mutui per l’acquisto di abitazioni, l’offerta non si è ulteriormente irrigidita. Il costo del credito si è in media lievemente ridotto, con condizioni sempre più differenziate in base al rischio connesso con il finanziamento. È rimasta critica la qualità del credito: se il flusso di nuove sofferenze è leggermente diminuito, pur rimanendo su livelli storicamente elevati, i crediti caratterizzati da una qualche forma di anomalia hanno raggiunto un quarto del portafoglio complessivo. È proseguita la formazione di risparmio bancario da parte delle famiglie.

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Istat – Le prospettive per l’economia italiana

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Le prospettive per l’economia italiana

 (dal sito http://www.ista.it)

Nel 2014 si prevede una diminuzione del prodotto interno lordo (Pil) italiano pari allo 0,3% in termini reali, seguita da una crescita dello 0,5% nel 2015 e dell’1,0% nel 2016.

Nel 2014 la domanda interna al netto delle scorte contribuirà negativamente alla crescita del Pil per 0,3 punti percentuali, mentre la domanda estera netta registrerà una variazione positiva pari a 0,1 punti percentuali. Nel 2015 la domanda interna al netto delle scorte è attesa supportare l’aumento del Pil (+0,5 punti percentuali) mentre il contributo della domanda estera netta risulterà contenuto (+0,1 punti percentuali). Nel 2016 l’apporto della domanda interna al netto delle scorte è previsto in ulteriore rafforzamento.

Dopo tre anni di riduzione, nel 2014 la spesa delle famiglie segnerà un aumento dello 0,3% in termini reali, in parte per effetto di una riduzione della propensione al risparmio. Nel 2015, si prevede un ulteriore miglioramento dei consumi privati (+0,6%) che proseguirà anche nel 2016 (+0,8%) trainato dalla crescita del reddito disponibile e da un graduale aumento dell’occupazione.

Gli investimenti subiranno una ulteriore contrazione nell’anno in corso (-2,3%) nonostante un lieve miglioramento delle condizioni di accesso al credito e del costo del capitale. Il processo di accumulazione del capitale è previsto riprendere gradualmente nel 2015 (+1,3%) e con maggior intensità nel 2016 (+1,9%), in linea con il rafforzamento della domanda.

Il tasso di disoccupazione raggiungerà il 12,5% nel 2014 per effetto della caduta dell’occupazione (-0,2% in termini di unità di lavoro). La stabilizzazione delle condizioni del mercato del lavoro attesa per i prossimi mesi avrà riflessi sul 2015, quando il tasso di disoccupazione diminuirà lievemente al 12,4% e le unità di lavoro registreranno un contenuto aumento (+0,2%). Il miglioramento del mercato del lavoro proseguirà con più vigore nel 2016 con una discesa del tasso di disoccupazione al 12,1% e una crescita delle unità di lavoro dello 0,7%.

Prospettive per l’economia italiana XI 2014 – Testo integrale

 



Rapporto sulla dispersione scolastica in Toscana

irpet

Rapporto sulla dispersione scolastica in Toscana

irpet – Collana: Rapporti e ricerche

 

Copertina - Cover Negli ultimi anni è cresciuta nell’opinione pubblica e presso le istituzioni la consapevolezza che l’elevato livello di dispersione scolastica sia uno dei principali problemi della scuola italiana. A ciò ha contribuito in larga parte la pressione europea che, prima con la Strategia di Lisbona, poi con la Strategia Europa 2020, ha posto tra gli obiettivi prioritari per i Paesi Membri la riduzione del tasso di abbandono scolastico.
Alti tassi di abbandono scolastico rappresentano infatti un ostacolo per una crescita intelligente ed inclusiva. L’abbandono scolastico dà luogo a costi non solo individuali, ma anche sociali ed economici. Dal punto di vista individuale, le conseguenze dell’abbandono scolastico si trascinano per tutta la vita e tendono a ripercuotersi negativamente sulle opportunità occupazionali, sui livelli di reddito e più generalmente sulla qualità della vita. A livello economico, alti livelli di abbandono scolastico tendono nel lungo termine a influenzare la disponibilità di lavoratori qualificati, la capacità di innovazione delle imprese e quindi lacrescita economica.

Autore: coordinamento di Nicola Sciclone;
gruppo di lavoro: Marco Bontempi, Enrico Conti, Giovanna Del Gobbo, Silvia Duranti, Giacomo Fontani, Simone Provenzano e Carla Rampichini

(da http://www.irpet.it)

irpetrapporto dispersionescolastica2014



Reddito e condizioni di vita 2013 italia

istat

 

Reddito e condizioni di vita 2013 italia

 

Nel 2013, il 28,4% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale, secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia Europa 2020. L’indicatore deriva dalla combinazione del rischio di povertà (calcolato sui redditi 2012), della grave deprivazione materiale e della bassa intensità di lavoro e corrisponde alla quota di popolazione che sperimenta almeno una delle suddette condizioni.

Rispetto al 2012, l’indicatore diminuisce di 1,5 punti percentuali, a seguito della diminuzione della quota di persone in famiglie gravemente deprivate (dal 14,5% al 12,4%); stabile la quota di persone in famiglie a rischio di povertà (19,1%) e in leggero aumento quella di chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 10,3% all’11,0%).

La diminuzione della grave deprivazione, rispetto al 2012, è determinata dalla riduzione della quota di individui in famiglie che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 16,8% al 14,2%), di coloro che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 42,5% al 40,3%) o non hanno potuto riscaldare adeguatamente la propria abitazione (dal 21,2% al 19,1%).

Il rischio di povertà o esclusione sociale mostra la diminuzione più accentuata al Centro e al Nord (-7,7% e -5,9% rispettivamente), mentre nel Mezzogiorno, dove si registra una diminuzione del 3,7%, il valore si attesta al 46,2% (più che doppio rispetto al resto del Paese).

Oltre che nel Sud e nelle Isole, valori elevati dell’indicatore si osservano tra le famiglie numerose (39,8%), con un solo percettore (46,1%), con fonte di reddito principale proveniente da pensione o altri trasferimenti (34,9%) e tra quelle con altri redditi non provenienti da attività lavorativa (56,5%); è inoltre più elevato tra le famiglie con reddito principale da lavoro autonomo (30,3%) rispetto a quelle con reddito da lavoro dipendente (22,3%).

Rispetto al 2012, il rischio di povertà o esclusione sociale diminuisce tra gli anziani soli (dal 38,0% al 32,2%), i monogenitori (dal 41,7% al 38,3%), le coppie con un figlio (dal 24,3% al 21,7%), tra le famiglie con un minore (dal 29,1% al 26,8%) o con un anziano (dal 32.3% al 28,9%). Tra le famiglie con tre o più figli si osserva, invece, un peggioramento: dal 39,8% si sale al 43,7%, a seguito dell’aumento del rischio di povertà (dal 32,2% al 35,1%).

La metà delle famiglie residenti in Italia ha percepito, nel 2012, un reddito netto non superiore a 24.215 euro l’anno (circa 2.017 al mese); nel Sud e nelle Isole il 50% delle famiglie percepisce meno di 19.955 euro (circa 1.663 euro mensili). Il reddito mediano delle famiglie che vivono nel Mezzogiorno è pari al 74% di quello delle famiglie residenti al Nord (per il Centro il valore sale al 96%).

Il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,7% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta il 7,9%.

Anche per il 2012, la disuguaglianza misurata dall’indice di Gini (pari allo 0,32 a livello nazionale) mostra un valore più elevato nel Mezzogiorno (0,34), inferiore nel Centro (0,31) e nel Nord (0,29).

Rispetto al 2011, rimangono sostanzialmente stabili sia l’indice di Gini sia l’indicatore relativo alla quota di reddito posseduta dal 20% più ricco e più povero della popolazione.

(dal sito http://www.istat.it)

Reddito e condizioni di vita – 30_ott_2014 – Testo integrale



Toscana 2020. La ripresa è possibile rossi benvenuti

Toscana 2020. La ripresa è possibile

Collana: Fuori collana

Copertina - Cover Questi anni di crisi hanno dimostrato che la politica non può fare a meno di una relazione continua con la scienza e la ricerca economica, per tentare di risolvere il problema della disoccupazione.
La Regione Toscana ha stretto una forte collaborazione con l’Istituto di ricerca economica della Toscana (Irpet), per individuare proposte nuove per il lavoro, senza attendere i tempi lunghi di una crescita che tarda ad arrivare.
Questa pubblicazione contiene il rendiconto delle politiche e delle analisi prodotte dalla Regione Toscana in questi ultimi anni e l’anticipazione di iniziative future, che vengono illustrate e spiegate.
L’obiettivo è orientare il sistema verso una crescita che sia “intelligente, sostenibile e inclusiva”.

Pubblicato da Regione Toscana nella collana del Sole 24ore “Guida al Lavoro”, Speciale n. 1, luglio 2014

Autore: Enrico Rossi, Stefano Casini Benvenuti

Toscana 2020rossibenvenuti



MANIFESTO POLITICO PER RILANCIARE LA CITTA’ E IL TERRITORIO LIVORNESI
14 agosto 2014, 17:27
Filed under: APPUNTI

Una proposta di lavoro e di confronto al Partito democratico, e soprattutto ai cittadini.

Abbiamo scelto, per aprire una discussione politica nei Forum del Partito democratico e in città, la formula del Manifesto aperto che diffonderemo, e sul quale intendiamo acquisire opinioni, pareri, integrazioni da parte di iscritti ed elettori. Ciò al fine di contribuire a un confronto che a oggi ci sembra insufficiente, non ancora all’altezza delle responsabilità che dobbiamo esercitare, proprio alla luce della sconfitta subita.

Se la realizzazione degli obiettivi che indichiamo non sarà possibile e saremo trascinati in logiche continuistiche o addirittura regressive, sempre più lontane dalle attese e dalle esigenze di larga parte del nostro elettorato, sarà evidente l’esaurimento delle capacità propositive dei livelli locali del partito. Prevarrebbe, in tal caso, uno spirito identitario, permeato da logiche settarie, contraddittorio rispetto alla vocazione maggioritaria che noi riteniamo essenziale per organizzare una riscossa nei livelli istituzionali locali e per ricostruire il rapporto con gli elettori.

Riteniamo che dovesse essere favorito un commissariamento del partito più deciso, che garantisse i primi passi del cambiamento e migliorasse da subito l’affidabilità stessa del partito a livello locale, sfruttando al meglio quella volontà generale del “tutti dimissionati” che era emersa nei primi giorni dopo la sconfitta. Una proposta che non ci sembra essere stata adeguatamente sostenuta.

Opereremo al meglio delle nostre capacità per contribuire alla rinascita del Partito democratico quale “Partito dei cittadini riformisti”, opereremo con coerenza e con le nostre diverse storie, consapevoli anche delle differenze di cui siamo portatori.

Non abbiamo intenzione di essere una formazione correntizia, ma solo un’area partecipata di confronto e di iniziativa, per aiutare il dibattito interno ed esterno al partito, con proposte che potremo e dovremo esprimere e presentare negli organismi preposti. Favoriremo la circolazione di materiali e aumenteremo i luoghi del dibattito. Consideriamo, come principali destinatari, tutti quei cittadini ai quali l’offerta politica del Partito democratico può sembrare interessante, in una città che non sembra ancora trovare soddisfacenti vie d’uscita alla sua crisi .

Quando il partito livornese celebrerà il suo congresso, superata questa fase di transizione, dovremo ricercare ancora, pazientemente, i percorsi necessari a far avanzare ancora di più il cambiamento, e incrementare ai nostri elettori la possibilità di essere parte attiva e decisiva in un partito aperto e trasparente.

Non basta una piccola manutenzione, è indispensabile ricostruire il Partito Democratico sin dalle fondamenta. Per raggiungere un simile obiettivo ci vogliono gente nuova e idee nuove, energie intatte e menti libere.

 

LIVORNO 14/08/2014 – PROMOTORI: Aquinati Cecilia; Baldi Alfio; Bertoli Massimo; Biserni Serena; Borghi Paolo; Borrelli Vito; Demi Riccardo; Fallani Diletta; Franchi Simone; Gaggini Massimo; Gangemini Renato; Lenzi Alberto; Menicagli Francesco; Romboli Laura; Sacripanti Giancarlo; Silvestri Alberto; Spagnolo Marta

Per adesioni rivolgersi ai promotori (mail o sms) oppure inviare mail alla pagina della comunita’ di facebook PER UN NUOVO PD DEI CITTADINI a cui è possibile iscriversi

il testo completo

MANIFESTORILANCIARELIVORNONUOVOPDdef14082014



COMUNICATO STAMPA DEI PROMOTORI DEL MANIFESTO “PER IL RILANCIO DELLA CITTA’ E DEL TERRITORIO LIVORNESE – PER UN NUOVO PD DEI CITTADINI”
1 agosto 2014, 19:34
Filed under: APPUNTI

COMUNICATO STAMPA DEI PROMOTORI DEL MANIFESTO

“PER IL RILANCIO DELLA CITTA’ E DEL TERRITORIO LIVORNESE – PER UN NUOVO PD DEI CITTADINI”

 

anche su facebook alla pagina https://www.facebook.com/pages/Per-un-nuovo-PD-dei-cittadini/581723988611152

 

La dura sconfitta alle elezioni comunali del PD di Livorno rende necessaria la massima discontinuità per avere la buona politica che serve al rilancio del progetto politico dello stesso PD.

Occorre che si risponda alla dura sconfitta rilanciando un progetto politico adeguato a reagire al declino della citta’ e del suo territorio (definendo una nuova piattaforma programmatica del pd) e in grado di mettere in campo soluzioni politiche e organizzative per un pd dei cittadini a sovranità degli elettori.

In proposito un cospicuo gruppo di iscritti al PD sta elaborando un Manifesto politico “PER IL RILANCIO DELLA CITTA’ E DEL TERRITORIO LIVORNESE – PER UN NUOVO PD DEI CITTADINI” aperto una volta pubblicato al contributo di quanti interessati (iscritti e non) alle vita e alle vicende del PD a Livorno. Sarà un tentativo per reagire alle difficolta’ che il partito sta attraversando e per confermare le istanze di cambiamento e innovazione politica con cui occorre reagire superando modalità piu’ tradizionali di organizzazione della politica. Si parlerà della sconfitta alle comunali, delle iniziative per il rilancio del PD come partito dei cittadini, della crisi della città, di come affrontare la difficile fase che attraversa il PD a livorno.

Tra i promotori del documento:Aquinati Cecilia, Baldi Alfio, Bandini Laura; Bertoli Massimo, Biserni Serena, Borghi Paolo; Borrelli Vito; Demi Riccardo; Fallani Diletta; Franchi Simone; Gaggini Massimo; Gangemi Renato; Lenzi Alberto; Menicagli Francesco; Ottone Simonetta; Quintavalle Alessio; Romboli Laura; Sacripanti Giancarlo; Silvestri Alberto; Spagnolo Marta; Voleri Marco.

Nel frattempo le prime proposte politiche che gli stessi promotori propongono al PD:

  • Una maggiore attenzione del PD ai problemi dei cittadini e della città
  • Scelte idonee relative alla composizione degli organi della nuova provincia. Il candidato ideale come presidente è il Sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci a partire dalla necessità di politiche adeguate di aree vasta, dalla necessità di riequilibrio politico nell’area livornese, dalla necessità di valorizzare giovani e promettenti amministratori
  • Conferma per la individuazione dei candidati del partito dello strumento delle primarie aperte agli elettori del pd (a partire dalle prossime elezioni regionali e per i futuri segretari territoriali)
  • Organizzazione di una fiaccolata della Pace in ordine ai focolai di guerra accesi nel mondo con particolare riferimento al conflitto israelo palestinese, in siria e in libia, e al focolaio di guerra ucraino.
  • Una iniziativa con esponenti del governo sulle riforme istituzionali e in particolare sul superamento del bicameralismo e la riforma delle attribuzioni tra stato e regioni
  • La garanzia che la organizzazione dei forum attivati dal pd costituisca un effettivo momento di apertura di un dibattito con i cittadini sui principali problemi della città (in proposito si rivendicano regole di partecipazione adeguate)
  • Una organizzazione dei contenuti della prevista festa dell’Unità attenta alla fase di ascolto nei confronti della opinione pubblica e delle diverse rappresentanze cittadine.

La bozza di documento, che verrà definitivamente redatta nei prossimi giorni, verrà messo in circolazione anche mediante uno specifico gruppo di facebook e si ricercheranno ulteriori sottoscrizioni e adesioni.

Il gruppo dei promotori è volutamente trasversale e rappresenta una comune volontà di cambiamento del PD.

Livorno 1-08-2014

 

comunicato 1082014promotori manifestoRILANCIARELIVORNONUOVOPD



OGNISETTE intervista a Paolo Borghi sul “terremoto” elettorale cittadino
16 luglio 2014, 18:21
Filed under: APPUNTI, ECONOMIA-SOCIETA' AREA VASTA | Tag: ,

estratto da http://www.ognisette.it 16-07-2014

intervista a Paolo Borghi sul “terremoto” elettorale cittadino

Si chiude con questa intervista a Paolo Borghi, membro del direttivo Pd territoriale di Livorno, l’analisi di Ognisette sulla pesante sconfitta del partito.

Lo scarto tra i voti del Pd per le elezioni europee e quelli per il Comune di Livorno è stato di circa 16.000-, in percentuale dal 52,7% al 35,2%. Come valuti questo dato che è indubbiamente nuovo?

«Dal punto di vista della nostra città si tratta di un vero terremoto. Per la prima volta la coalizione all’inizio di sinistra poi di centro sinistra che ha amministrato Livorno nel dopoguerra si trova in un angolo e scopre la sua debolezza (solo un 40% con un 35% del PD….mentre nello stesso giorno alle elezioni europee il pd – pse acquisisce un solido 53% e altri risultati pur piccoli portano gli alleati locali del pd sia nel pse che nella lista di sinistra radicale (il primo errore del centro sinistra alle comunali si caratterizza come una fortissima difficoltà locale)».

Alla successiva votazione dell’8 giugno il candidato del Pd non ha raccolto neppure i voti della prima tornata. Si può dare la colpa all’assenteismo per caldo estivo?

«Macché assenteismo! (che pur c’è stato). ………

(per il testo integrale linkare piu’ sotto)

paoloborghiintervistaognisette16072014

 



LIVORNO FUORI DAL DECLINO

 

grattacielo

 

LIVORNO FUORI DAL DECLINO

 

Di paolo borghi – direttivo comunale PD livorno

 

La città e il territorio livornesi attraversano una tempesta vera e propria,  con i tassi di ricchezza prodotta e di occupazione in picchiata e i tassi di disoccupazione e delle poverta’ vecchie e nuove in salita, senza parlare della tanta cassa integrazione che ancora è presente. I commerci e tutte le attività urbane languono (insieme ai redditi degli abitanti), ed aumenta la distanza tra i ricchi (in numero decrescente) e i poveri (in numero crescente) mentre tutti i servizi di cittadinanza (sanità, assistenza sociale, servizi per l’impiego, istruzione, reti urbane, ecc. ) e quelli piu’ legati allo sviluppo (infrastrutture e opere e manutenzioni pubbliche, sistemi di incentivazione credito e attrazione degli investimenti, smaltimento rifiuti) sono nel vortice della ristrutturazione permanente e dei tagli e sempre meno riescono a far fronte alle loro missioni con grave nocumento per la garanzia dei diritti per troppi cittadini e lo sviluppo di nuove imprese.

Non sono cose diverse da quelle che accadono in aree territoriali paragonabili a noi vicine o lontane in Europa. Ma il problema è costituito dalla gravità strutturale dei nostri problemi……

il testo integrale

paoloborghiLIVORNO FUORI DAL DECLINO




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